BOOMER
Non sono un boomer. Per poco, ma non lo sono. Per una manciata d’anni sono riuscito a sfuggire a questa maledetta etichetta. I boomer, per come li vedo io, sono quei signori e quelle signore che hanno superato i sessanta e che spesso manifestano un certo rancore sociale, indirizzato però verso chi sta peggio di loro. Continuano ad andare a votare e lo fanno, in maggioranza, per quei partiti che promettono ordine, sicurezza e, soprattutto, un ritorno ai “bei tempi andati”. I loro, naturalmente: soprattutto gli anni Ottanta, epoca di riflusso e di disimpegno politico e sociale.
Come i boomer, però, capita anche a me di guardare la televisione. Non quella di Stato, di solito, sempre più appiattita su contenuti graditi agli attuali governanti. Ma può succedere di intercettare qualche frammento di trasmissioni su Rai Uno e dintorni, o almeno di venire a conoscenza del contenuto di qualche programma.
Così, ieri, mi sono imbattuto in alcuni spot — con tanto di intervista all’attrice protagonista — della nuova fiction ambientata in una scuola del famigerato comune di Caivano. Quel comune su cui, guarda caso, il governo ha investito parecchio in termini di propaganda e consenso.
Ho ascoltato le parole di Luisa Ranieri, che interpreta una preside “coraggiosa”, e ho visto qualche spezzone. Più andavo avanti in quella sorta di tortura psicologica, più cresceva il mio scoramento. Siamo alle solite: la periferia raccontata con il solito refrain, che allo spettatore medio — non troppo curioso né troppo critico — deve apparire come un luogo popolato da selvaggi in attesa di qualcuno che li civilizzi. E la solita retorica degli eroi, o in questo caso dell’eroina, stavolta con addosso i panni della preside.
Che poi — e lo dico da quasi boomer — questa storia della preside eroina mi fa sorridere. Ai miei tempi i presidi non erano manager, né venivano descritti con titoli altisonanti: tipo “direttori didattici”, che già suonava fin troppo bene. Erano per lo più professori con molti anni di carriera alle spalle che, prima della pensione più o meno meritata, ricevevano l’onorificenza di guidare l’istituto. E si prendevano tutte le rogne: dalla composizione delle classi agli orari dei docenti. Ne ho conosciuti diversi, nella mia discreta carriera scolastica, ma francamente non ne ricordo uno che meritasse il titolo di eroe. Mi sembravano piuttosto burocrati un po’ ombrosi, impegnati soprattutto a limitare guai e carichi di lavoro. E poi, nella mia visione del mondo — già conflittuale quando anche i boomer erano giovani — il preside era una sorta di nemico di classe.
Dunque, quando ho visto gli spot di questa nuova fiction, ho provato un forte senso di irritazione. E mi sono compiaciuto della mia scelta di preferire i canali on demand alle reti generaliste, soprattutto quelle di Stato. Quelle, al massimo, vanno bene per qualche boomer rancoroso. Io, per fortuna, sono arrivato dopo. Per poco, ma dopo.
Alla prossima.

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