STORIA DEL PCI parte IV Gli anni della clandestinità di Paolo Spriano
In questa tappa della lettura dell’opera di Paolo
Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, sono arrivato al quarto
volume della raccolta distribuita con il quotidiano l’Unità qualche
decennio fa. Il capitolo è ancora dedicato agli anni della clandestinità
(seconda parte), con particolare attenzione al periodo compreso tra il 1929 e
il 1935.
Proprio nel 1929 vengono siglati i Patti Lateranensi,
che assicurano al governo fascista e al duce un significativo incremento del
consenso. Per i comunisti italiani, invece, sono anni di carcere, repressione,
confino ed esilio. Gramsci è rinchiuso a Turi e le sue condizioni di salute
peggiorano progressivamente, mentre dirigenti e militanti continuano a cadere
nelle maglie della polizia fascista, per poi essere processati e condannati dal
Tribunale Speciale a pene durissime.
In questo contesto, oltre ad alcune schermaglie
interne al partito — come l’espulsione dei “tre” (Tresso, Leonetti e
Ravazzoli), accusati di posizioni troppo vicine a quelle di Trotsky — il
dibattito si concentra soprattutto sulle modalità di funzionamento
dell’organizzazione in una situazione sempre più complessa (in Germania Hitler
prende il potere) e sui rapporti con gli altri partiti antifascisti. Si fa
finalmente strada la tendenza a stringere accordi con le altre forze politiche
colpite dalla repressione fascista, in particolare con i socialisti e con il
nuovo movimento di Giustizia e Libertà.
In questo quadro drammatico si arriva al VII Congresso
dell’Internazionale, tenutosi a Mosca nel 1935, con il quale si conclude questo
capitolo, come sempre, assai interessante. Al prossimo libro.

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