SANTO STEFANO SFIGATO.

Pare che Stefano, professione apostolo, sia stato i
l primo martire della cristianità. Per questa ragione gli è stato dedicato un giorno segnato in rosso. Solo che, a ben vedere, la scelta non è stata così felice. Mi spiego.

Il giorno di Santo Stefano sta al Natale come il primo dell’anno sta a San Silvestro: arriva subito dopo una festa talmente ingombrante da schiacciarlo. Basta uscire la mattina del 26 dicembre per rendersene conto. In giro c’è poca gente: quel piccolo popolo che non riesce a svegliarsi tardi o che, semplicemente, ha vissuto il Natale in modo sobrio, senza folle intorno e senza sfondarsi di cibo — pratica, peraltro, non proprio salutare.

A Santo Stefano, così come il primo gennaio, la maggior parte delle persone esce solo nel pomeriggio, dopo essersi preparata un brodo “depurativo” o aver riscaldato qualche avanzo della sera prima.

Le destinazioni, poi, sono sempre le stesse. Una passeggiata in centro, tutti imbacuccati perché fa freddo, con il solito problema del parcheggio che scatena bestemmie poco in linea con lo spirito cristiano delle feste. Oppure — e ancor più spesso — tutti al cinema.

Ed è proprio questo che, lo ammetto, mi dà particolarmente fastidio. Il cinema a Santo Stefano è come le librerie nelle settimane che precedono il Natale. Durante l’anno, quando entri in una Feltrinelli o in una Mondadori, ti sembra di nuotare in una piscina nelle ore in cui non si allena nessuno: silenzio, calma, scaffali tutti per te. Prima di Natale, invece, pare che l’intero Paese si scopra improvvisamente appassionato di romanzi, saggi, thriller, narrativa italiana e straniera. Tutti a cercare un libro da regalare a qualcuno che, magari, non lo leggerà mai e lo abbandonerà in un cassetto qualsiasi.

È capitato anche a me di fare questo errore: regalare libri a chi non ha alcuna intenzione di leggerli. Poi ho capito che i regali devono piacere al destinatario, non al mittente, e ho smesso.

Tornando a Santo Stefano, i cinema sono esattamente come le librerie pre-natalizie: affollati come non lo sono mai durante il resto dell’anno. E chi fa la programmazione si adegua. Su una decina di film in sala, scopri amaramente che ce n’è uno — forse due — che potresti voler vedere. Il resto è un delirio di cinepanettoni o, nel migliore dei casi, film d’animazione per bambini.

E così, nell’attesa che il film cominci, ti ritrovi a osservare tutte queste facce di persone che avevano riposto chissà quante aspettative nelle feste natalizie e che, alla fine, passano il giorno di Santo Stefano guardando l’ultimo film di Checco Zalone. E pensi: che vita di merda!. Un po’ come Santo Stefano dopo il Natale, o il Capodanno dopo San Silvestro.

Senza offesa per nessuno. Alla prossima.

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