L'ANNO NUOVO CHE NON ARRIVA di Bogdan Muresanu
Un regista della TV nazionale impegnato a preparare il
programma di Capodanno. Una giovane attrice di teatro chiamata a sostituire una
collega scomparsa per leggere, a reti unificate, il discorso di fine anno con
tanto di plauso al presidente che lei, in realtà, detesta. Uno studente che
tenta di fuggire dal suo paese a nuoto. Un agente segreto che lo spia e, nel
frattempo, cerca di convincere la madre a lasciare la casa dove ha vissuto per
tutta la vita. Infine, un operaio che desidera la morte dello zio Nicolau, al
punto che il figlioletto lo scrive nella lettera a Babbo Natale, imbucata con
innocenza in una cassetta postale.
Siamo nel dicembre del 1989. A Timisoara, seconda
città della Romania, la popolazione insorge contro il regime di Ceaușescu. Il
giorno seguente gli operai delle fabbriche di Bucarest mettono il dittatore
alla gogna, costringendolo a fuggire insieme alla moglie. Il resto è storia:
l’arresto, il processo sommario e l’esecuzione. Immagini trasmesse anche dalle
nostre parti, che ancora oggi evocano il malessere di quei corpi esibiti senza
pietà.
L’anno nuovo che non arriva, primo lungometraggio del regista romeno
Bogdan Mureșanu, racconta con toni ironici e tragicomici il crollo di una delle
tante repubbliche popolari dell’Est. Lo fa con uno stile originale e incisivo,
capace di immergere lo spettatore nel clima e nei luoghi di quei giorni
decisivi per la Romania e per l’intera Europa. Un film che stimola a
ripercorrere e approfondire i fatti di quel dicembre.
Presentato a Venezia 2024, è un’opera che consiglio
vivamente. Alla prossima sala.

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