DOMANI NIENTE SCUOLA di Andrea Bajani
Il titolo mi piaceva parecchio. Domani niente
scuola mi riportava subito a quando, da piccolo studente, pregustavo
l’imminente giorno di festa. Oppure la gita.
Andrea Bajani, fresco vincitore dell’ultimo Premio
Strega con L’anniversario, ha scritto questo breve libro – circa
duecentocinquanta pagine – nel 2008, quindi quasi vent’anni fa. E di questo
occorre tenere conto. Almeno fino a un certo punto.
La trama è semplice: uno scrittore trentenne partecipa
a tre gite scolastiche di altrettante classi di liceali, provenienti da
Palermo, Firenze e Torino. Due volte a Praga, una a Parigi.
Ne nasce un racconto spassoso, scritto con uno stile
che ho trovato ironico e pungente. Insomma, per quanto mi riguarda, decisamente
apprezzabile.
È una storia di vent’anni fa, ma con l’intento
dichiarato dall’autore di raccontare il mondo degli adolescenti senza scadere
nei soliti cliché da quotidiani o talk show benpensanti e reazionari. Perché i
giovani non sono soltanto quelli protagonisti di episodi poco “edificanti”, e
questo valeva nel 2008 come oggi. Così come vale il rapporto tra adolescenti e
tecnologie: allora c’erano ancora i vecchi cellulari, gli sms, Messenger, e i
social erano solo all’alba della loro controversa storia. Eppure i ragazzi del
2008, come quelli di oggi, erano già nativi digitali.
Le storie raccolte nel libro mi hanno sbloccato
ricordi lontani: le gite scolastiche dei miei tempi (ormai posso esprimermi
così), scoprendo che, tutto sommato, certi aspetti di quei momenti condivisi da
milioni di studenti restano quasi immutabili. I pullman, gli alberghi, le stanze
trasformate in bivacchi dove succede di tutto (e forse anche Bajani non ha
raccontato proprio tutto), i musei e le escursioni per visitare monumenti e
cattedrali: attività necessarie per dare un tono “istruttivo” a giornate che,
per chi le vive, hanno ben altri significati. Giornate che restano scolpite
nella memoria di chiunque abbia fatto almeno una gita scolastica, magari quella
dell’ultimo anno.
In conclusione, un libro che ho letto in pochi giorni:
leggero, ironico, divertente, e capace di rimandarmi malinconicamente a un
tempo ormai lontano. Con l’intenzione, ora, di leggere altre opere di questo
autore particolarmente celebrato in questo 2025 che sta per lasciarci.
Al prossimo libro.

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