VILLA CON MINISTRO

Smanettando sui siti di qualche quotidiano online, tra le varie notizie mi imbatto in una riguardante l’attuale (ahinoi) ministro delle infrastrutture e dei trasporti, nonché vicepresidente “a coppe quando regna denari”: Matteo Salvini. Non parlo delle sue posizioni sulla guerra tra Russia e Ucraina, né dell’ennesima difesa a spada tratta dei carabinieri accusati di omicidio stradale per la morte del giovane Ramy a Milano circa un anno fa. 

Questa volta la faccenda è diversa, ma non meno rilevante. Pare infatti che il “beota milanese” abbia acquistato insieme alla compagna Francesca Verdini – figlia del banchiere impicciarolo Denis – una villetta alla Camilluccia, zona a nord di Roma nota per ospitare residenze di gente particolarmente agiata.

 

Non mi interessano le questioni giudiziarie: se ci siano o meno illeciti nell’acquisto lo stabiliranno i giudici. Ciò che mi colpisce è il prezzo: 1,35 milioni di euro per una villa di 674 metri quadri e 28 vani. Un’ampiezza superiore di oltre dieci volte rispetto al mio appartamento, tanto per dire.

Ora, Salvini come ministro delle infrastrutture dovrebbe occuparsi anche di chi una casa non ce l’ha. Eppure, continua a proclamarsi dalla parte del “popolo che lavora”, quando è noto che in vita sua non ha mai timbrato un cartellino. 

Questa storia della villa alla Camilluccia mi colpisce perché, per quanto la politica sia piena di millantatori e quaquaraquà, c’è un limite. Dunque, caro Salvini (caro si fa per dire), dopo aver firmato un contratto da oltre un milione per una villa di quasi settecento metri quadri, fa’ er favore: smetti di parlare dei poveracci. Di quelli che si svegliano ogni mattina per 1.500 euro al mese (o anche meno) e vivono in modesti appartamenti con due camere e cucina. 

Goditi la Camilluccia, ma occhio a riparlare di chi deve mettere insieme il pranzo con la cena. Perché qualcuno, prima o poi, potrebbe svegliarsi e chiederti come fai a vivere in una villa del genere. E allora, fidate, sarebbero guai seri. Altro che giudici. 

Alla prossima.

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