1934 di Alberto Moravia
 

‘1934’ è uno dei romanzi meno noti e meno commentati all’interno della vasta produzione letteraria di Alberto Moravia. Pubblicato nel 1982, è ambientato nell’anno evocato dal titolo: un anno cruciale e drammatico per la storia europea e mondiale, segnato dall’affermazione dei regimi totalitari in gran parte del continente.

 

Protagonista della vicenda è Lucio, giovane intellettuale antifascista che indaga la propria disperazione alla ricerca di una via d’uscita. Durante un soggiorno a Capri decide di scrivere un romanzo, quasi a voler trasferire la sua angoscia esistenziale nelle pagine, come se la scrittura potesse assumere una funzione terapeutica. In questa “vacanza” incontra Beate, una donna tedesca sposata a un arrogante gerarca nazista, un uomo “con le mani sporche di sangue”. Con lei condivide la stessa disperazione, fino a discutere della possibilità di un suicidio comune, ispirati anche dalle pagine di Heinrich von Kleist che la donna sta leggendo. 

Il tema centrale dell’opera è dunque la disperazione: politica ed esistenziale al tempo stesso, anche se nel corso della narrazione è quest’ultima a prevalere. Si tratta di un romanzo che si legge con interesse e senza particolare fatica, nel quale emergono i tratti distintivi della scrittura di Moravia: precisa, elegante, capace di scandagliare i temi psicologici ed esistenziali attraverso personaggi complessi e problematici. Figure che, in qualche modo, ci interrogano sui nostri vissuti e sulle nostre fragilità, lasciandoci con una domanda inquietante: è possibile vivere nella disperazione senza desiderare la morte? 

Un’opera, in definitiva, decisamente interessante. Al prossimo libro.

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