TRENDY
 

Uno dei segnali più evidenti del tempo che passa è la difficoltà crescente nel capire dove stia andando il mondo. Più gli anni avanzano, più ci si accorge di non essere al passo con i tempi. 

Me ne sono reso conto soprattutto con la musica: io sono rimasto ai cantautori degli anni Settanta e alle grandi rock star che hanno scritto la storia della musica pop e leggera. Oggi, invece, esiste un universo per me quasi sconosciuto fatto di rapper, trapper, neomelodici e mille altre sfumature.

 

La consapevolezza mi è arrivata una domenica d’agosto, trascorsa in compagnia di un amico che lavora nell’assistenza a un ragazzo con autismo. Un mestiere che, tra le altre cose, gli permette di conoscere da vicino i gusti musicali dei giovani. Così mi parlava di Ultimo e di Achille Lauro: per me, fino a quel momento, “Achille Lauro” era solo il nome dell’armatore napoletano, monarchico convinto, che si dice comprasse voti distribuendo banconote spezzate a metà. 

Tutta questa premessa perché, da qualche settimana, mi sono “ingarellato” con i contenuti di un celebre social network: Instagram. Foto, certo, ma soprattutto video. Video di persone che affrontano temi impegnati, ma più spesso cose leggere: gare sportive, tifosi che cantano cori sugli spalti, podcast con attori, ex calciatori e influencer che raccontano pezzi delle loro vite o discutono di questioni più o meno frivole. 

Ripensando ai social, mi viene in mente quando nacque Facebook. Un’amica mi invitò a iscrivermi, dicendo che era “fico”. Su Facebook – oggi considerato roba da quasi baby boomer – si scrivevano pensieri, frasi, riflessioni. Lo stesso valeva per Twitter, oggi diventato X sotto la guida del “simpaticone” Elon Musk. Nei nuovi social, invece, si scrive poco o nulla: dominano i video, le interviste, i podcast. Le parole scritte sembrano avere sempre meno spazio. 

E allora mi chiedo: serve ancora scrivere? Quanto tempo passerà prima che uomini e donne non siano più capaci di farlo? Forse comunicheremo solo attraverso dialoghi improvvisati o podcast di qualità sempre più discutibile, che ci solleveranno dalla fatica di scrivere. E anche di leggere. 

Intanto, stasera mi guarderò qualche altro video. Ridendo un po’ e cercando di capire da che parte va questo mondo. Perché, quando si ha una ‘certa’, si arriva sempre con (colpevole) ritardo. 

Alla prossima.

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