CENA TRA ROMANISTI
Metti una sera a cena un (importante) consigliere del Presidente della
Repubblica. E metti che, chiacchierando con un gruppo più o meno nutrito di
amici commensali, questo tizio si lasci andare a qualche valutazione politica
di stretta attualità.
In particolare, esprima il suo pensiero sul modo più efficace – a suo giudizio
– per impedire alla destra-destra di rivincere le elezioni politiche tra un
paio d’anni.
Secondo questo signore, che si chiama Francesco Saverio Garofani, sarebbe necessario che i diversi partiti d’opposizione si unissero in una grande lista civica. Una sorta di Ulivo 2.0, a distanza di parecchi anni dal primo esperimento.
Ora, prescindendo da qualsiasi valutazione di merito (e ne avrei molte da fare), quel che salta agli occhi è che il consigliere in questione non ha proferito alcuna frase eversiva. Ha semplicemente manifestato, in un contesto privato e non pubblico, le sue preferenze politiche — peraltro già note. Non ha detto, per intenderci, “andiamo a prendere Giorgia Meloni a casa e mettiamola agli arresti”, o “organizziamo un golpe militare per liberare il Paese da un branco di fascistelli”. No, ci mancherebbe.
Figurarsi: Garofani lavora per un Presidente che spesso assume la veste di un banale notaio passacarte, firmando – salvo rare eccezioni – tutti i provvedimenti di questo pessimo governo. Basti pensare, per citare solo un esempio, all’orribile e liberticida legge sulla cosiddetta “sicurezza”, approvata pochi mesi fa e sigillata, appunto, dalla mano del pavido Mattarella.
Di cosa stiamo parlando, dunque? Del nulla.
Solo che la destra ha trasformato questa storiella nell’ennesimo strumento per
evocare un presunto complotto ai danni della camerata Meloni e dei suoi
ministri.
E la cosa che mi ha fatto sorridere è che questo “complotto” sarebbe nato durante una cena organizzata da Luca Di Bartolomei, figlio dell’indimenticato Agostino, capitano della Roma dello scudetto ’83 e morto suicida nel 1994. Una cena tra romanisti, l’ha definita lo stesso Luca.
E qui mi è venuto da ridere pensando ai tifosi della Lazio, da sempre pronti a evocare complotti contro la loro squadra: ora potranno sguazzare anche intorno a questa storia.
Battute a parte, la vicenda è più seria di quanto sembri.
E sia detto per inciso: io, che sono pessimista al limite della Cassandra,
credo che ci voglia ben altro di un listone civico – da Calenda a Fratoianni –
per liberarsi di questi mostri al governo.
Con buona pace del povero Garofani. Che, almeno, è della Roma. E ti paresse poco!
Alla prossima.
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