CINQUE SECONDI di Paolo Virzi'
‘“Cinque
secondi” è il diciottesimo lungometraggio
di Paolo Virzì, presentato al Festival di Roma e appena arrivato nelle sale
cinematografiche. Al centro della storia c’è Adriano Sereni, avvocato di
successo, sposato, separato e padre di due figli. La tragica vicenda della
figlia disabile lo travolge, generando insostenibili sensi di colpa che lo
spingono a isolarsi dal mondo. Trova rifugio in una villa abbandonata nella
Maremma toscana, un luogo inabitabile dove riesce a recidere ogni contatto con
l’esterno, fatta eccezione per il postino che gli recapita messaggi importanti.
Questo isolamento viene interrotto dall’arrivo
dell’amica Giuliana e, soprattutto, dall’occupazione dei campi circostanti da
parte di un gruppo di giovani guidati da Matilde, discendente di una famiglia
aristocratica. Il loro obiettivo è rimettere a coltura quei terreni un tempo
produttivi, capaci di generare ottimo vino.
Nel confronto tra Adriano, uomo scontroso e
rassegnato, e questi ragazzi pieni di slancio, si sviluppa il filo narrativo
del film. Adriano ritrova motivazioni profonde per continuare a vivere,
sostenendo la causa di questi giovani, pur senza smettere di riflettere sul
dramma che lo ha segnato.
Uno dei temi centrali del film è la genitorialità: da
un lato, il dolore per la figlia disabile; dall’altro, la maternità vissuta con
serenità da Matilde, che continua a condurre la propria vita con forza e
determinazione. Genitorialità, senso di colpa, incontro tra mondi
apparentemente inconciliabili: c’è tutto questo e altro ancora nell’ultimo lavoro
di Virzì.
Personalmente, l’ho trovato semplicemente “caruccio”.
Niente di più. Virzì ha realizzato opere ben più incisive, anche se la faccia
di Valerio Mastandrea riesce sempre a divertirmi — anche quando interpreta
ruoli sofferti e dolorosi. Alla prossima pellicola.

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