SALTIMBOCCA ALLA NAPOLETANA
Faccio qualsiasi sforzo per non passare da
passatista. E chiedo venia per la cacofonia. Mi sforzo, insomma, di non cadere
nella tentazione di dire o pensare che “si stava meglio quando si stava
peggio”, che i politici di un tempo fossero di ben altra pasta, o che i
calciatori di ieri avessero una tecnica che quelli di oggi possono solo
sognare. Eppure, la tentazione riaffiora in certe occasioni.
Per esempio, quando mi capita di leggere o apprendere di
certi comizi elettorali in vista di importanti elezioni politiche o
amministrative. È il caso del comizio di ieri a Napoli, organizzato dai partiti
della destra di governo con la presenza dei massimi dirigenti.
Gli interventi della camerata Meloni e dei suoi sodali
hanno avuto il tono di un copione da cabaret di bassa lega, o di un film trash
natalizio, di quelli che attirano pubblico al cinema solo per strappare qualche
sguaiata risata. Stavolta, però, c’era ben poco da ridere. Il finale, con il
coro da stadio “chi non salta comunista è” e la premier che saltellava
festante, basterebbe da solo a misurare la statura morale di chi oggi governa e
a far riflettere.
Non che dall’altra parte, sia chiaro, le cose vadano
meglio. Non si tratta di rimpiangere i politici sobri e assennati di un tempo,
né le tribune politiche condotte dal compianto Jader Jacobelli. Ma
l’impressione che la politica sia ormai diventata terreno per cabarettisti
appare fondata. E soprattutto, con la scarsa partecipazione che accompagna le
elezioni, il tutto somiglia sempre più a un campionato di calcio: due squadre
che si contendono lo scudetto senza esclusione di colpi e battute.
Come diceva quel vecchio e caro amico: stiamo messi male. Ma proprio male… Che in latino suonerebbe come mala tempora currunt. Ma questo tizio il latino non lo ha studiato anche se, fortunatamente, non si vanta di aver frequentato l’Università della strada.. Alla prossima.
. E chiedo venia per la cacofonia. Mi sforzo, insomma, di non cadere nella tentazione di dire o pensare che “si stava meglio quando si stava peggio”, che i politici di un tempo fossero di ben altra pasta, o che i calciatori di ieri avessero una tecnica che quelli di oggi possono solo sognare. Eppure, la tentazione riaffiora in certe occasioni.
Per esempio, quando mi capita di leggere o apprendere di
certi comizi elettorali in vista di importanti elezioni politiche o
amministrative. È il caso del comizio di ieri a Napoli, organizzato dai partiti
della destra di governo con la presenza dei massimi dirigenti.
Gli interventi della camerata Meloni e dei suoi sodali
hanno avuto il tono di un copione da cabaret di bassa lega, o di un film trash
natalizio, di quelli che attirano pubblico al cinema solo per strappare qualche
sguaiata risata. Stavolta, però, c’era ben poco da ridere. Il finale, con il
coro da stadio “chi non salta comunista è” e la premier che saltellava
festante, basterebbe da solo a misurare la statura morale di chi oggi governa e
a far riflettere.
Non che dall’altra parte, sia chiaro, le cose vadano
meglio. Non si tratta di rimpiangere i politici sobri e assennati di un tempo,
né le tribune politiche condotte dal compianto Jader Jacobelli. Ma
l’impressione che la politica sia ormai diventata terreno per cabarettisti
appare fondata. E soprattutto, con la scarsa partecipazione che accompagna le
elezioni, il tutto somiglia sempre più a un campionato di calcio: due squadre
che si contendono lo scudetto senza esclusione di colpi e battute.
Come diceva quel vecchio e caro amico: stiamo messi
male. Ma proprio male… Che in latino suonerebbe come mala tempora currunt. Ma
questo tizio il latino non lo ha studiato anche se, fortunatamente, non si
vanta di aver frequentato l’Università della strada.. Alla prossima.

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