RICCHI E POVERI
 

Ricchi e poveri. Se ne parla soprattutto quando si avvicinano le manovre di bilancio, con governo e opposizione che si rinfacciano responsabilità. A torto o a ragione. 

La legge di bilancio – quella che un tempo si chiamava “finanziaria” – dovrebbe prevedere il taglio delle aliquote dell’IRPEF, la famigerata imposta sul reddito delle persone fisiche. Ma questo taglio non sarà uguale per tutti. Alcuni, si è calcolato, ne ricaveranno un vantaggio mensile di pochi euro; altri, di centinaia. E pare che più il reddito cresce, maggiori siano i benefici. Senza voler ostentare competenze economiche o tributarie, è evidente il cosiddetto “effetto regressivo” di queste norme. E hanno ragione quelli che dicono che, con queste politiche, i ricchi diventeranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Cresceranno, insomma, le diseguaglianze economiche e sociali.

 

A questo si aggiunge quanto urlato – sguaiatamente – dalla premier, la camerata Meloni, a proposito della celebre “imposta patrimoniale”: con la destra, ha detto, non si farà né ora né mai. Il quadro è completo. 

Non è un governo per poveracci, ma questo si era capito fin dall’inizio. Da quando, per fare un esempio, è stato abolito il reddito di cittadinanza, che la stessa premier definì “metadone di Stato”. 

Ricchi e poveri, dicevamo. Quando ero bambino, all’incomincio – come avrebbe detto il mitico Palla, un coattello che girava per i quartieri di Roma sud terrorizzando chiunque gli passasse accanto – questa espressione mi faceva pensare a una celebre band. Quattro tizi, equamente divisi per genere, bellezza ed eleganza, che cantavano strofe inneggianti all’amore e ai buoni sentimenti. 

Poi ho capito che la questione dei ricchi e poveri era molto più seria. E mi domandavo, e continuo a domandarmi, in quale dei due ambiti potessi essere collocato. Ho troppo rispetto per i poveri per considerarmi uno di loro. Per me, i poveri sono quelli che non sanno come mettere insieme il pranzo con la cena, o non hanno un tetto sulla testa. Poi ci sono quelli che devono fare attenzione per arrivare a fine mese, gli impoveriti che magari sono anche benestanti, e tanti altri gruppi. Ma i poveri andrebbero rispettati. Soprattutto da chi scrive le manovre finanziarie, scegliendo magari di renderli ancora più poveri. Tanto, neanche votano.

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