NOVEMBRE

Oggi mi sono svegliato con un pensiero: siamo a novembre. L’undicesimo mese dell’anno, spietatamente etichettato da molti come “il mese dei morti”. Perché c’è un giorno dedicato ai defunti, subito dopo quello dei Santi. Evidentemente, i santi vengono prima. Forse perché, per diventare santi, bisogna morire. Mai una gioia, insomma.

Dopo aver realizzato che era novembre, sono uscito di casa e ho cominciato a osservare ciò che mi circondava, seguendo un recente e ottimo consiglio. La piccola transenna che delimitava un tratto di strada dissestata era sparita, vilipesa e oltraggiata. La gente è stanca, e forse ha pure ragione. Non sempre.

Guardavo i secchioni della raccolta differenziata, ciascuno con il suo colore, a seconda della tipologia, della classifica merceologica della monnezza che produciamo. Le auto parcheggiate, qualche mozzicone di sigaretta gettato a terra da qualche lurido zozzone.

Poi sono salito in macchina, e lì l’osservazione si è fatta selettiva: specchietti, auto davanti, dietro, di lato, attenzione agli incroci e alle precedenze.

Il cielo era limpido, chiaro, e non faceva neanche freddo. Non ci sono più le mezze stagioni? O ce ne sono troppe, al punto che l’inverno non arriva mai? Dopotutto, siamo ancora in autunno. E a novembre, il mese dei morti che vengono dopo i santi. Perché prima di essere fatti santi bisogna morire. E questa cosa è singolare: un morto che ne sa? A meno che non immaginiamo un fantomatico aldilà, popolato da un esercito di defunti che osservano i vivi dall’alto. E magari si mettono a ridere, perché qualcuno ha pensato di nominarli santi.

Alla prossima.

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