GLASGOW RANGERS
Più di un
quarto di secolo fa, la Roma conquistava il suo terzo — e ahinoi, ultimo —
scudetto, guadagnandosi il diritto di partecipare alla Champions League
2001-2002. La finale era programmata in Scozia, proprio a Glasgow. Ricordo che,
per l’occasione, qualcuno si portò avanti col lavoro e fece uno striscione: “Ho
preso casa a Glasgow”. Peccato che l’avventura europea della nostra amata
Roma si concluse prima dei quarti. E così, la Scozia, con i suoi castelli, i
kilt e tutta quella roba da stereotipi da turista medio, restò un miraggio.
Tuttavia, siccome proprio a Glasgow ci
sono due squadre piene di storia e fascino, per anni abbiamo sperato di recarci
almeno una volta in questa città situata a nord della perfida Britannia.
E dopo tanto tempo il destino si è rivelato fin troppo generoso e al limite
del dileggio. Volevate la Scozia? E, allora, tenete ve la diamo due volte.
Prima con i Rangers e, quindi, con i mitici Celtic.
Ma andiamo in ordine. Prima decade di novembre e tocca annà a Glasgow, appunto, per la prima volta. Avversari i
Rangers, nome da guardiani che già per questo ci piace poco, espressione di
quella parte della Scozia fedele alla corona inglese e di religione
protestante. Altro? Sì, pure le magliette bianche e blu che ci ricordano
qualche altra squadra che non avrebbe neanche diritto all’esistenza. Anche se
il blu dei Rangers è più acceso, meno sfumato, insomma meno sbiadito. E ho
detto tutto.
Per arrivare in Scozia c’è la consueta programmazione di un viaggio a
condizioni economiche accettabili ma con un operativo alla cosiddetta ‘ammazza
Cristo’.
Partenza dal glorioso aeroporto di Ciampino intitolato a un tal GB Pastine
la sera che precede il match, in direzione di Londra Stansted, e successivo
volo nella mattina seguente per la tutt’altro che ridente Glasgow.
Dove troviamo un cielo plumbeo senza che, tuttavia., Giove Pluvio ponga in
essere per l’intera giornata la sua tutt’altro che passeggera minaccia. E
sempre sia lodato quell’indimenticabile genio di Vittorio Gassman.
La passeggiata per Glasgow è d’obbligo e possiamo apprezzare gli scorci
medioevali di questa città un tempo roccaforte industriale e, oggi, simbolo
della finanza più rapace. Tanto per parlare male del capitalismo che ci sta
sempre bene. La Cattedrale tuttavia, merita così come la Chiesa di San Giorgio
e l’imponente Università fondata, addirittura, nel 1451 che, tuttavia e facendo
sfoggio di un insano e coatto campanilismo, alla Sapienza je spiccia casa.
In serata è prevista la sfida contro i Rangers nel vecchio ma glorioso
stadio Ibrox Stadium inaugurato nel lontano 1899. Il settore ospiti è situato
di lato, la partita si vede bene soprattutto perché buttano già una specie di
rete che ci avrebbe fatto vedere il cielo a scacchi. La Roma, come ho sentito
dire acutamente da qualcuno che non ricordo ma apprezzo, non è, forse, una
squadra fortissima però è seria. E la prestazione la fa sempre, o quasi. Così,
la magica riesce a prevalere con una discreta tranquillità contro un
avversario, in realtà, in un periodo di grossa crisi. Due a zero, partono i
cori di giubilo e la classifica del mega girone di Europa League diventa più
rassicurante.
Si torna in albergo dopo un sandwich da uno ‘zozzone’ del posto e il giorno
dopo si torna a Roma con altri due voli che sommati ai precedenti fanno
quattro. Quattro aerei in due giorni, una roba che nemmeno un capo di stato o
un ministro degli esteri si concederebbe. E ci sarebbe tanto da dire e da
scrivere sulla straordinaria fantasia di tanti tifosi della Roma che, pur di
arrivare a destinazione, s’inventano i tragitti più disparati. Qualcuno è
arrivato addirittura dalla Budapest del pessimo Victor Orban dopo aver
meditato, addirittura, un passaggio in Egitto. Ma queste sono altre storie che
meriterebbero non un breve racconto ma un intero libro a puntate. E,
soprattutto, un consulto con una buona equipe di medici. Per ora ci godiamo il ritorno a Roma e,
soprattutto, la bella vittoria in uno stadio comunque pieno di storia. Alla
prossima.

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