GIOVANI D'OGGI
Proprio oggi, mentre ero in casa, mi è capitato di
accendere la radio. Ne possiedo una degli anni Novanta, ancora con manopole e
piccoli tasti per cambiare frequenza e regolare il volume. Mi sono imbattuto in
un canale RAI, la radio di stato.
Si parlava di quell’orribile fatto di cronaca avvenuto
pochi giorni fa nella “civile” Milano: un gruppo di adolescenti ha pestato un
ragazzo, causandogli lesioni permanenti. Tutto questo, pare, per una mera
ostentazione di forza. Al malcapitato sono stati sottratti cinquanta euro, un
bottino misero per i suoi aguzzini, che sembrano provenire da famiglie
benestanti. È questo, infatti, ciò che si intende quando si parla di “buona
famiglia”.
Dopo il fattaccio, sono partiti i soliti dibattiti sui
“giovani d’oggi”. Dibattiti che, come accade da secoli, ripetono lo stesso
ritornello: i giovani di oggi sarebbero peggiori di quelli di ieri, che a loro
volta erano peggiori di quelli dell’altro ieri, e così via. Analisi
psico-sociologiche improvvisate, troppo spesso avanzate da chi non ha alcuna
competenza per parlare di certi fenomeni.
Il punto più basso della trasmissione è stato
raggiunto quando si sono aperte le linee telefoniche agli ascoltatori. Quasi
tutti concordavano nel dire che i giovani non rispettano le regole, fanno come
gli pare, e che servirebbero carcere duro, caserma, persino il ripristino della
leva obbligatoria. Immancabile, poi, la colpa attribuita a internet, ai social
e alla “tecnologia canaglia”.
Una sequela di banalità dalla quale, dopo poco, mi
sono sottratto. In seguito, ho trovato un articolo interessante su una rivista
online (internet, a volte, fa anche cose buone). L’autore, Antonio Vigilante,
che lavora nelle scuole e quindi conosce da vicino i giovani, contestava
proprio l’assunto secondo cui i ragazzi si comportano male perché non sono
abituati alle regole. Ricordava una verità inoppugnabile: i ragazzi trascorrono
gran parte della loro quotidianità in scuole dove le regole sono ben stabilite
e spesso somigliano a vere e proprie istituzioni totali.
I problemi, dunque, sono altri. Occorrerebbe un
dibattito serio, condotto da persone realmente preparate e competenti, senza
dare spazio a interventi improvvisati che non garantiscono libertà democratica,
ma alimentano un circolo vizioso di ignoranza.

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