LUNEDI' DICIASSETTE
Non credo in Dio, anche se lo nomino spesso: forse per
abitudine, forse perché non si sa mai, e non sempre — ci mancherebbe — invano.
Apprezzo invece le tesi sulla reincarnazione, sull’idea di anime che attraversano
più vite, in corpi e strutture diverse, non necessariamente umane.
Così, per gioco o per curiosità, mi sono chiesto
spesso: e se rinascessi? Cosa farei, cosa mi piacerebbe cambiare per rendere
l’esistenza più piacevole o proficua rispetto a quella che sto vivendo ora?
Domande inutili, certo, ma si vive anche di questo.
Ebbene, se potessi rinascere — o semplicemente tornare
indietro nel tempo — non aspirerei a essere ricco, bello o famoso. Niente
affatto. Ci ho pensato bene: studierei di più. Mi piacerebbe passare per una
persona colta, erudita, un po’ come Umberto Eco o giù di lì. Padroneggiare le
lingue, comprese quelle “morte”, conoscere i filosofi di ogni tempo e il loro
pensiero, non aver bisogno del correttore grammaticale per non inciampare nella
consecutio temporum. E molto altro ancora.
Poi, però, mi chiedo: se dovessi rinascere in un tempo
futuro, a cosa servirebbe tutta questa scienza infusa o acquisita? Figurarsi:
tra qualche decennio, o addirittura tra qualche secolo, la tecnologia avrà
forse ridotto gli esseri umani a robot utili o inutili, intelligenti o idioti.
Creature che si affidano per ogni evenienza all’intelligenza artificiale, agli
umanoidi, o chissà cos’altro.
Forse, allora, sto vivendo gli ultimi tempi con un
briciolo di umanità, e di questo dovrei sentirmi fortunato. Perché, in fondo,
che senso ha pensare a un’altra vita se, anche ammesso che esista, non
ricorderemmo nulla di quella precedente? Mi ritroverei nell’impossibilità di
imparare dagli errori, e quasi per castigo divino potrei reincarnarmi in
qualcuno ancora più ignorante di quanto mi senta ora.
Meglio accontentarsi, dunque. Perché, in fondo, chi si
accontenta gode. Anche in questo lunedì diciassette, sotto un cielo che
promette lampi, fulmini e saette. Alla prossima.

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