UNDERGROUND
Non ero ancora nato, neanche concepito, quando a Roma
fu inaugurata la prima tratta della linea B della metropolitana. Quella che
portava dalla stazione Termini fino al borghese quartiere dell’Eur: Termini–Laurentina.
Poche fermate, ma impegnative e, soprattutto, piene di storia. Basti pensare al
Colosseo o al Circo Massimo, dove, scendendo, ci si ritrovava davanti alla
vecchia e storica sede dell’AS Roma in viale Aventino.
Quando nel 1980 fu inaugurata l’altra linea della
metropolitana, quel pezzetto sottoterra — underground, per darsi un tono
anglosassone — sembrava un antico relitto, un’opera sopravvissuta male
all’incedere della storia.
La nuova linea prendeva la prima lettera
dell’alfabeto, quasi a ribadirne l’assoluta superiorità rispetto ad altre e
simili opere. Attraversava buona parte della città, dalla zona sud-est di Roma,
fermata Anagnina, fino a costeggiare il Vaticano e il Cupolone, fermata
Ottaviano.
E permetteva a noi giovani ‘barbari’ delle periferie
di assediare il centro delle vetrine e dell’arte che rendono Roma eterna e
immortale. Quelle orde di adolescenti che, soprattutto di sabato, invadevano
piazza Barberini e passeggiavano per via del Corso divennero quasi un fenomeno
di costume. Qualche borghesuccio storceva la bocca e sussurrava — o urlava —
“Ma perché questi scapestrati non rimangono dalle parti loro, in quelle
periferie o borgate dove manca tutto?” Ecco.
Nel tempo, altre migliorie si sono registrate nella
rete underground romana che, comunque, resta sempre insufficiente. La linea C,
con tempi di percorrenza biblici. La metro B1, che devia dopo Piazza Bologna
verso il quartiere africano e Montesacro–Valmelaina.
Ho preso la metropolitana un sacco di volte. Ho
imprecato spesso per ritardi e disagi, ma devo riconoscere che questi piccoli
viaggi mi hanno fornito spesso l’occasione per riempire fogli bianchi con
pensieri più o meno assennati e divertenti. Sempre nel ricordo di quel giorno
di febbraio del 1980, quando l’apertura della linea A sembrava a noi imberbi
adolescenti una specie di passaggio epocale. Come entrare in un altro tempo,
senza più il fastidio — per arrivare in centro — di prendere quei pesanti e
lenti autobus color verde bottiglia.
Alla prossima.

Commenti
Posta un commento