SASSUOLO


Dopo un’insolitamente lunga pausa dalle trasferte, torno finalmente a seguire la Roma lontano dalle mura amiche. L’ultima sortita era stata addirittura a Nizza, in terra francese, nel mese di settembre. Poi, complice non la Roma ma il calendario e qualche contingenza avversa — vedi il biglietto introvabile per Firenze — è passato circa un mese.

La trasferta in programma è una di quelle con i numeri più alti in termini di partecipazione. Reggio Emilia, dove il Sassuolo gioca le sue gare casalinghe, è facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo, soprattutto se si gioca di pomeriggio. È una meta che consente anche la presenza di bambini, famiglie al seguito e pranzi abbondanti con le specialità locali.

Tanto che i biglietti destinati ai tifosi romanisti finiscono nel giro di pochi minuti. Chi resta senza deve ingegnarsi per ottenere almeno un pezzo di carta che consenta l’ingresso nel Mapei Stadium, costruito dalla Reggiana e poi acquistato dal Sassuolo, una sorta di miracolo sportivo considerando il seguito limitato di tifosi.

Per quanto mi riguarda, l’organizzazione di questa scampagnata calcistica avviene con il consueto anticipo e la ormai riconosciuta professionalità. Scelgo l’andata e ritorno con il buon Italo, strappando un prezzo economy nonostante gli aumenti tariffari, il carovita e il governo ladro — con o senza pioggia.

Il viaggio scorre veloce: due ore e cinquanta per arrivare alla stazione Medio padana, progettata dal celebre architetto Santiago Calatrava. Ha la forma di un’onda, ma personalmente non mi piace affatto.

Tralasciando le digressioni artistiche — le uniche della giornata — appena sceso mi aspetta il pranzo. Il ristorante, prenotato senza troppa fiducia, si rivela invece un’ottima scelta: non una pizzeria-tavola calda come temuto, ma un locale da tenere in considerazione anche per il futuro, sempre a Dio — o chi per lui — piacendo.

Arriva poi l’ora fatale della partita, tre giorni dopo le amarezze dell’Europa League e il solito borbottio che segue le sconfitte della Magica. Mi riferisco a quei personaggi pubblici e privati che, appena si presenta un momento complicato, iniziano a sputare veleno e tirare fango. Per conto mio, farebbero bene a estinguersi almeno come tifosi della Roma.

La Roma, invece, gioca una bella partita: segna con Dybala e mantiene vantaggio e vittoria fino alla fine. Unica piccola lamentela: si poteva chiudere prima e meglio, evitando l’angoscia dei minuti finali col risultato in bilico. Nel calcio, si sa, il pallone è rotondo e può succedere di tutto.

Finisce in gloria, con la Roma prima in classifica a braccetto col Napoli. E il pensiero va al vecchio Shakespeare, che diceva — tra le tante cose — che la vita è fatta della stessa sostanza dei sogni. E a sognare, per fortuna, non si paga niente. Neanche la tariffa economy del vecchio Italo. 

Alla prossima.

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