QUANNO PERDE LA ROMA...

“Quanno perde la Roma me rode er culo almeno pe’ tre giorni”, mi dice F, compagno di ventura, di gioie e dolori pallonari, mentre lo accompagno a casa dopo il posticipo del sabato sera tra Roma e Inter. Siamo immersi nell’assurdo traffico del Lungotevere, intasato dai tifosi usciti dallo stadio e dalle genti da movida del sabato sera, per conto mio davvero insopportabili e ingiustificabili. Soprattutto quando gioca la Roma: il tifoso romanista, già stanco e provato dai novanta minuti più recupero, amareggiato da una sconfitta evitabile nonostante il blasone dell’avversario, andrebbe preservato da simili disagi.

Ma tant’è.

Alla frase del vecchio F, “quanno perde la Roma me rode er culo almeno pe’ tre giorni”, non potevo che rispondere con il più classico dei “dillo a me”, anzi, “dimmelo a me”, con quell’inevitabile stortura grammaticale che fa tanto licenza poetica.

L’analisi del match, mentre marciamo a venti all’ora e la frizione ogni tanto mi manda a quel paese (affanculo), è assai stringata. “Ce manca un centravanti”, impreca il mio ospite. Io, dopo aver espresso il mio accordo, m’ingarello in discorsi e ragionamenti sulle cause che avrebbero impedito l’acquisto, da parte della società, del prezioso attaccante durante l’ultimo mercato estivo. Uno che, sicuramente, stasera l’avrebbe buttata dentro, risparmiandoci una sconfitta fastidiosa, anche se non devastante.

Siamo sempre primi, pur in una classifica che si accorcia, con Inter e Napoli favorite per lo scudetto secondo i più autorevoli pronostici. E col Milan che, vincendo il suo posticipo domenicale, potrebbe fare maramao a tutta l’allegra compagnia, effettuando il sorpasso.

Ma sono discorsi che procedono stancamente, mentre finalmente, passato Trastevere e la fatidica Piazza Trilussa, piena di gente e di macchine dei carabinieri, il traffico sembra snodarsi. Alleluja, si cammina. Metto addirittura la quarta e, una volta scaricato il prode F, imbocco la via del mare: addirittura la quinta. Toda vida, toda bellezza.

Ma de che?

Resta sempre il pensiero di quel gol a porta vuota sbagliato dall’ucraino Artem Dobbick, il rimpianto per non aver comprato una punta. E insomma, ha ragione il più volte citato F: “Quanno perde la Roma me rode er culo almeno pe’ tre giorni”. Se bastano.

Alla prossima.

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