NAPOLEONE

Leggo del furto di alcune opere nel celebre museo parigino del Louvre. Dove — lo scrivo per inciso e tra parentesi — sono stato una sola volta nella mia vita. Senza neanche girarlo per intero: otto piani, sinceramente, erano troppi. Così feci una cernita dei capolavori da guardare e ammirare. Ricordo con una certa emozione il padiglione dedicato all’antico Egitto. (Parentesi chiusa.)

Pare che alcuni signori, diversamente definiti ladri, in tuta da operai abbiano trafugato alcuni gioielli della collezione appartenuta — niente meno — a Napoleone Bonaparte. Che, a dirla tutta, è tacciato anch’egli di essere stato un bel ladro, arraffando quadri, dipinti, sculture e quant’altro durante le sue travolgenti e vittoriose campagne militari. Tanto che, ancora oggi, nel paese in cui vivo c’è chi rivendica la Gioconda di Leonardo da Vinci.

Insomma, si potrebbe dire: chi di furto ferisce, di furto perisce. Se non fosse che i misteri attorno a quest’impresa — che già di per sé meriterebbe una trasposizione cinematografica, come accaduto in altre simili evenienze — sono tanti e difficilmente districabili. Perché, che ci fai con tutto quel ben di Dio se poi non ci puoi fare un euro, né tantomeno un vecchio franco rigorosamente francese, ormai fuori corso da un pezzo?

Così, qualcuno afferma che siano stati i russi. Quel diavolo di Putin, dicono, avrebbe voluto fare un dispetto a Macron, che insiste a vendere armi all’Ucraina. In questi casi, cosa dire se non che è tutto buono?

Resta, comunque, l’ammirazione per l’opera d’ingegno di questi buontemponi, vestiti — pare — col gilet giallo dei lavoratori dei cantieri, che hanno arraffato qualche gioiello alla faccia della gendarmerie francese e, soprattutto, del vecchio Napoleone. Al quale, ancora, qualcuno rinfaccia il furto della Gioconda. Che, per quel che conta, osservai in quell’unica e già citata visita al Louvre, qualche anno fa. In una stanza piena di gente che parlava italiano: buon motivo per far in fretta e andarsene in padiglioni più belli e accoglienti.

Con buona pace di Leonardo e di Napoleone, che — comunque — rubava come pochi. Solo che lui diceva di farlo per amore dell’arte.

Alla prossima.

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