DAI FAVOLOSI ANNI 80
Chi ha superato i cinquant’anni si è nutrito degli anni Ottanta. Li ha vissuti con entusiasmo, tra il frastuono delle discoteche e il sogno rampante di arricchirsi. Non tutti sono diventati novelli Berlusconi, ma una certa brezza di benessere è arrivata: case finalmente arredate dopo decenni di mutui, automobili funzionanti, figli in piscina perché “il nuoto fa bene ed è sport di base”, lavori impiegatizi, una volta detti “di concetto”.
Pochi giornali, pochissimi libri. Il cinema solo sotto le feste, con predilezione per commedie leggere: perché nei momenti rubati al lavoro, bisogna rilassarsi, non pensare. Il lavoro, appunto. Per buona parte della loro vita, questi individui hanno svolto mansioni utili solo a giustificare il loro stipendio, convinti però di offrire chissà quale servigio all’umanità, come fossero scienziati alle prese con la cura di qualche malaccio.
Nel tempo, si sono concessi vacanze estive nei villaggi turistici, dove c’era pure l’animazione: non serviva nemmeno preoccuparsi di come ridere, c’era chi lo faceva per te. Vacanze invernali in rifugi di montagna, figli da crescere con battesimi, comunioni e cresime da organizzare. I capelli bianchi hanno cominciato a spuntare, inesorabili.
Politicamente ignavi, salvo qualche moto d’indignazione contro “i politici che se magnano tutto”, unica causa — secondo loro — di ogni male del Paese. Hanno votato passando da un cantastorie all’altro: da Silvione a Renzi, poi ai seguaci del comico Grillo. Infine, Salvini, Meloni… sempre peggio. Convinti che conti solo ciò che accade nel perimetro del proprio condominio, e che i peggiori flagelli dell’umanità siano gli zingari che rubano portafogli e i neri che “non s’integrano” e “rubano il lavoro agli italiani”.
Adolescenti o giovanotti nei melmosi anni Ottanta, sono peggiorati nel tempo. Senza il conforto di un libro, senza curiosità intellettuale, persuasi che il giornalismo vero si faccia dentro trasmissioni come Striscia la Notizia o Le Iene.
Sono tanti, questi cinquantenni e passa, con i capelli bianchi fissi sulle
tempie — per chi non li ha perduti. In tempi di inverno demografico,
probabilmente sono più dei ragazzini che crescono e che ancora non votano. Sono
la zavorra di questo Paese. Minacciano, seriamente, di farci morire non più
democristiani, ma addirittura fascisti.

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