TRE CIOTOLE di Isabel Coixet

Nel libro forse più intimo di Michela Murgia, Tre ciotole – che confesso di non aver (ancora?) letto – sono raccolte dodici storie diverse. Nel film, adattamento cinematografico dell’opera, la regista Isabel Coixet ne sceglie una soltanto.

La protagonista è Marta, insegnante di educazione fisica ed ex ginnasta di livello, la cui vita viene improvvisamente stravolta. Prima viene lasciata dal compagno, un cuoco di successo, molto dedito al lavoro e abile nel raccontare barzellette. Poi, mentre è ancora immersa nell’angoscia della separazione, scopre di avere un tumore in stato avanzato, senza possibilità di sopravvivenza nel breve-medio periodo.

La tragica diagnosi, tuttavia, diventa per Marta un’opportunità. Inizia a vivere i suoi giorni con una nuova intensità, consapevole che lascerà un segno nelle persone che ha incontrato e nei luoghi che ha amato. Si lascia trasportare, scegliendo finalmente di fare ciò che prima rimandava, bloccata tra pigrizie e convenzioni sociali.

Ho letto recensioni ben più autorevoli della mia che criticano duramente il film: lo definiscono mal riuscito, vuoto, e discutono anche la scelta degli attori. Alba Rohrwacher, pur brava, non avrebbe – secondo alcuni – il physique du rôle della ginnasta.

A me, invece, il film è piaciuto. Mi ha commosso in più punti. Menzione speciale per Elio Germano, sempre straordinario in ogni interpretazione: per me, il miglior attore italiano in circolazione.

Consiglio di vederlo, magari dopo aver letto anche il libro della brava e compianta Michela Murgia. Al prossimo film.

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