TATTOO

Siamo ancora in estate e le temperature risultano gradevoli. Si può girare tranquillamente indossando abiti succinti. Insomma, vestendo con capi leggeri e che mostrano ampie porzioni del corpo. Ecco, quindi che in tal guisa, cresce la visibilità di quelle immagini disegnate sul corpo alle quali diamo il nome di tatuaggi. O tatto all’inglese che fa più scena.

Ci pensavo questa mattina cercando di liberare la mia mente affollata da troppi concetti pesanti e impegnati scaturenti dalle cronache mondiali o dalle vicende personali; e ci pensavo mentre, fumando la prima sigaretta della giornata seguita al primo caffè di giornata, osservavo alcuni tizi che passeggiavano, oppure, attraversavano la strada a bordo delle loro macchine e con i finestrini inevitabilmente aperti.

E notavo, in realtà senza grande sorpresa, quanto fosse difficile beccare qualcuno che non avesse un tatuaggio sul corpo.

Tatuaggi disegnati in ogni dove con prevalenza di quelli appiccicati sull’avanbraccio, sui polpacci o sulla coscia.

Poi ci sono quelli che si fanno tutto il corpo con decorazioni da museo (?). Non mi piacciono, e lo confesso, i tatuaggi sulla faccia. E’ una mia piccola mania reazionaria un po’ borghese, ecco. I tatuaggi in faccia proprio non li sopporto e faccio eccezione solo per il collo.

Che, poi, in realtà l’argomento non mi tocca profondamente. Con il timore che ho per gli aghi, al punto da temere anche un banale prelievo del sangue, figurarsi se potrei pensare di farmi un tatuaggio!

E, poi, dove? Probabilmente lo farei in una parte del corpo sufficientemente nascosta, insomma, non mi piacerebbe ostentare troppo. E quanto al contenuto dell’immagine, beh, sicuramente sceglierei qualche simbolo del quale, con ogni probabilità, non potrei mai pentirmi.

Ma, tanto, io il tatuaggio non lo farò mai. Mi limiterò, ancora, a osservare quelli che ce l’hanno. Sempre più numerosi, sempre più appariscenti. Alla prossima.  

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