I PERSIANI di Eschilo
Mi sono cimentato, quindi, nella lettura de ‘I persiani’, tragedia di Eschilo rappresentata in Atene nel lontano 472 a. C. ben otto anni dopo la battaglia di Salamina. Pare che sia la tragedia teatrale tramandata più antica e racconto e scorrimento risultano assai immediati.
Siamo in Persia, e dove altrimenti, nella reggia di Susa. C’è la regina Atossa, madre del giovane Serse tormentata da sogno inquietante che, tuttavia, si rivelerà profetico. La Regina immagina la disfatta dell’esercito persiano guidato dal figlio contro gli Ateniesi. In realtà il sogno è tutto vero e a svelarlo arriva un apposito messaggero.
A questo punto tutti si domandano che fare e lo chiedono, in particolare, all’ombra del defunto Dario padre di Serse. Che appare come un’ombra ma assume nei confronti del figlio Serse un giudizio tutt’altro che lusinghiero, rimproverandolo di aver tentato un’impresa così ardita quanto disperata; recarsi sul suolo dei greci per combatterli e vincerli, insomma una follia totale secondo il povero Dario o la sua ombra che dir si voglia. Meglio, insomma, starsene a casa propria.
Una tragedia, quindi, che si rifà alla seconda guerra persiana alla quale
anche lo stesso autore, Eschilo, aveva partecipato. Cosa dire a conclusione di
queste poche e scarne righe di commento? Che leggere questa roba qui, comunque,
non fa mai male. Al prossimo libro.

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