ODIO
Mi affido alla gloriosa Enciclopedia Treccani, una specie di Cassazione applicata ai vocaboli della lingua italiana. Alla voce odio comincio a leggere; sentimento di forte e persistente avversione tale da desiderare il male o la rovina altrui.
Da bambini, quando ci obbligavano a frequentare i catechismi vari per prendere quei sacramenti cristiani necessari per non essere etichettati come ‘strani’, ci dicevano che l’odio si contrapponeva all’amore e che, quindi, bisognava sempre amare e mai odiare. Pure qualcuno in famiglia diceva sempre che il male non si augura a nessuno. Nemmeno al peggior nemico. Io, ecco, a questa cosa ci ho creduto sempre poco. E, lo confesso, ho odiato con tutte le mie forze ed energie. Da giovanotto imberbe mi capitò pure di leggere qualche frase tacciata come estremistica dove si faceva propaganda dell’odio di classe. Che non era una roba elegante o raffinata, ma quel sentimento di disprezzo rivolto verso chi stava meglio. Economicamente parlando.
Poi, l’odio che ho manifestato verso soggetti od organizzazioni non si è mai tramutato in qualcosa di particolarmente feroce. Insomma, non ho mai odiato al punto da desiderare di ammazzare qualcuno. Forse non lo farei mai e non solo per il timore di prendermi un ergastolo.
Ho parlato di odio perché in questi giorni è una delle parole più trendy
dentro quell’insopportabile cicaleccio che chiamiamo dibattito politico. Pure
ieri la premier, la camerata Meloni, ne ha parlato citandolo e citandosi.
Meglio, la fascista nata alla Camilluccia ha denunciato, addirittura, un vero e
proprio business dell’odio ai suoi danni. E quando ho sentito questa cosa qui,
mi sono messo un po’ a ridere. Pensando che, io, i fascisti li odio tutti
compresa, quindi, l’impavida camerata che soggiorna a Palazzo Chigi; però,
tranquilli, lo faccio rigorosamente e orgogliosamente a gratis. Alla
prossima.

Commenti
Posta un commento