FRESCHETTO AUTUNNALE

Mi sono risvegliato con un piacevole freschetto che ricorda che l’estate è finita e l’autunno è arrivato. Insomma, cambio di stagione e, soprattutto, di dress code quotidiano. Non più calzoncini e un giacchetto ci sta pure bene.

E’ un venerdì accompagnato dalla serenità che provo quando ritorno da un viaggio, breve o lungo che sia. Non come Ulisse che ritorna a Itaca, ci mancherebbe ma, piuttosto, come qualcuno che ripensando al detto, partire è un po’ come morire, crede di averla sfangata. Almeno per il momento.

E, poi, detesto prendere l’aereo. Mi sembra tutto così innaturale. Stare a chissà quanti metri d’altezza nella mani di qualche sconosciuto che, si spera, sappia azionare i comandi. Chiaramente, sto esagerando; l’aereo è il mezzo più sicuro e questo ce lo so, altrimenti mica ci salirei.

Però negli aeroporti bisogna arrivare con un certo anticipo e sottoporsi a tutti quei controlli di sicurezza così fastidiosi. La cintura dei pantaloni da sfilare perché oggetto metallico, lo smartphone e il portafoglio da riporre con lo zaino da viaggio nel contenitore che poi sfilerà su un tappeto simile a una scala mobile e che individuerà, eventualmente, la presenza di oggetti rigorosamente vietati per il volo. E, ancora, i famigerati liquidi ancora da mostrare a parte. Insomma, una seccatura che, ogni volta che arrivo in un aeroporto, cerco di sbrigare più velocemente possibile.

Per accorgermi, poi e magari, che il volo è in ritardo e, recentemente, succede sempre più spesso perché in cielo c’è sempre più traffico. Ormai un viaggio in aereo che, un tempo era riservato a élites di ricconi o benestanti, non si nega a nessuno.

E, tuttavia, sono tornato sano e salvo, solo con qualche, inevitabile, disturbo da naso e orecchie, insomma roba da otorino laringoiatra.

E ho trovato il freschetto autunnale. Che non è male, molto meglio dei check di sicurezza in aeroporto. Alla prossima.  


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