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Ascolto i notiziari del mattino e sento parlare di questa località,
Cernobbio. Un piccolo comune sul lago di Como, chissà se quello di manzoniana
memoria o l’altro, dove, presumo, un poveraccio con il salario da operaio o
impiegato non potrebbe soggiornare nemmeno per un fine settimana.
In questo paesino, invece e tutti gli anni che Dio, o chi per lui, comanda,
si tiene una specie di convegno dell’associazione degli industriali, la
famigerata Confindustria.
Vengono invitati i politici di tutti gli schieramenti forse, perché, come
diceva sempre pora nonna bisogna
sentire tutte le campane. O, forse, perché tanto e di questi tempi i nostri
baldi imprenditori hanno poco da temere. In Parlamento, certamente, nessuno
metterebbe in discussione la sacralità del diritto di proprietà su beni e mezzi
di produzione e tutti si sporcano la bocca dicendo che bisogna abbassare le
tasse. E da anni e anni in ogni manovra economica che si rispetti qualche
mancetta, piccola o grande, agli imprenditori è sempre arrivata. Da qualsiasi
governo o coalizione partitica o politica e va tutto bene perché Francia o Spagna basta che se magna.
E, comunque, in quest’impegnativa assise pare che gli industriali abbiano
applaudito gli attuali governanti e il ministro dell’economia ha annunciato che
va tutto bene Madama la Marchesa. E
che non ci sarà bisogno di manovre correttive; però, ha aggiunto, alt, non
pensate che faremo chissà cosa, tipo aumentare salari o stipendi. Dobbiamo,
invece, pensare ad aumentare le spese per la difesa militare. Che già questa
cosa, dico, da sola, ci dovrebbe avvelenare il sangue.
Oggi, dicevo, ascoltando i notiziari, si parlava di Cernobbio, di
Giorgetti, un tanto al chilo anche del povero Giorgio Armani diventato una
specie di eroe nazionale. Ieri sera, invece, mi sono fatto un giro per il
centro di Roma e ho trovato (si fa per dire già ce lo sapevo), un partecipato
corteo per denunciare il genocidio in
atto in Palestina ed esprimere solidarietà alla nave Flotilla in viaggio per
Gaza per portare aiuti umanitari. C’era un botto di gente, davvero un corteo
grosso e partecipato. Magari potevamo sembrare più combattivi e determinati ma
tant’è. Eravamo decine di migliaia ma, oggi, ascoltando qualche notiziario alla
radio ho scoperto che, forse, ho sognato tutto. Si parlava di tutti questi
signori incravattati a Cernobbio, nessun accenno alla partecipata
manifestazione romana della sera. E pensavo a quel qualcuno del quale non
ricordo il nome che diceva che non è importante ciò che accade ma quel che si
racconta. E come si racconta. Alla prossima.

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