DAGLI ANNI SETTANTA
C’è un decennio del secolo scorso, il mitico novecento, che, di tanto in tanto, riciccia, anzi ariciccia come se dice dalle mie parti, nel dibattito politico e sociale. Parlo, evidentemente, degli strepitosi anni Settanta, sui quali sono stati spesi, non sempre meritoriamente, fiumi d’inchiostro e sui quali, pensate un po’, quel briccone di Fabio Fazio ci fece pure una trasmissione a puntate.
Dico questo perché, appunto, gli anni Settanta, definiti spesso e con un’irritante faciloneria, anni di piombo, sono tornati prepotentemente d’attualità nel citato e, sinceramente, modesto dibattito politico e sociale di questi ultimi giorni a seguito dell’assassinio negli States di un tal Charlie Kirk, un manigoldo nazista che sproloquiava frasi razziste, omofobe e sessiste dalla mattina alla sera. Frasette orribili che qualcuno ha pure il coraggio di definire idee. Ma che c’entra questo nazista finito sottoterra per mano di un tizio che non si sa nemmeno se è di destra, di sinistra o di centro, risultando noto solo che gli piacevano i videogiochi e che, magari, era il classico nerdone sempre a smanettare su un computer?
C’entra, c’entra, perché dalle nostre parti, i fascistelli e le fascistelle
al governo hanno preso spunto da questo fattaccio tutto statunitense, per
assumere pose da vittime. Vittime oggi e vittime ieri, così affermano questi
mostriciattoli. Che, tornano, appunto agli anni Settanta durante i quali, a
detta loro, erano le vittime perseguitate da quei violenti rossi e comunisti
che gli davano sempre la caccia e gli sparavano pure. Loro, invece, figurarsi.
Eppure, la storia di quegli anni dice cose molto diverse. Dice, per esempio,
che le bombe nelle piazze, nelle stazioni e sui treni le hanno messe i
fascisti, e che le aggressioni e le violenze sono cominciate grazie a loro. Ma,
parliamo di cinquant’anni fa e di un periodo sul quale non si è mai fatta
troppa chiarezza. Ecco, allora, che dentro questa storia così confusa e troppo
spesso raccontata male s’inseriscono questi topi di fogna. E qualche amico
loro, tipo il vecchio Antonio Tajani, già monarchico, scendiletto del povero
Silvione e, ora, ministro degli esteri. Che, sempre con riferimento al
fattaccio americano, ha scomodato, addirittura, il ricordo dell’omicidio del
commissario Calabresi, anno 1972. Che non c’entra niente, ma che volete, stiamo
a parlare di Tajani, uno che non sa mettere due parole in croce ma fa il
ministro della Repubblica. E, allora, andando ancora più indietro nel tempo, ma
molto più indietro, vengono in mente i saggi latini che nella loro lingua
dicevano in questi casi mala tempora currunt. Ecco. Altro che gli
anni di piombo. Alla prossima.

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