GIOCHI AMATORIALI
Mi capita durante l’anno di guardare decine, ma che dico decine, forse centinaia di partite di calcio. Dal vivo o dagli schermi di una TV o di uno smartphone. Tuttavia, capita raramente di guardare un singolo evento disputato tra professionisti finire con un numero eccessivo di reti. È successo ieri nella partita che la nazionale di calcio italiana ha giocato contro quella d’Israele. Risultato, al termine di una gara che qualche penna appuntita e un po’ retrò, definirebbe rocambolesca cinque a quattro per gli azzurri ieri in maglia bianca da trasferta.
Mentre si svolgeva l’impegnativo match mi scambiavo messaggi con un amico col quale condivido questa passione per il pallone. E i nostri commenti scivolavano, man mano che la partita proseguiva, verso toni assai ilari e sarcastici. Tanto che, a un certo punto e dopo l’ennesima gaffe di una delle difese, ho definito questa partita come una di quelle che un tempo si giocavano da sportivi amatoriali che si dividevano in campo in base al loro stato civile. Scapoli contro ammogliati, ecco, così si diceva. In genere, e lo ricordo per dovizia storica e con un largo sorriso, prevalevano i celibi o divorziati che, evidentemente, liberi da gravosi impegni familiari, tenevano più tempo da dedicare a loro stessi, cura del fisico compreso.
E sempre ritornando indietro nel tempo, ricordo che da giocatore amatoriale, ho partecipato per anni a incontri che si svolgevano ogni settimana che Dio, o chi per lui comandava. Si giocava a calcetto o a calciotto, molto più raramente a calcio perché dove li trovavi ventidue eroi che si mettevano in pantaloncini dopo una giornata trascorsa sul posto di lavoro o ad accompagnare o riprendere i pargoli in piscina?
Mi divertivo, ci divertivamo e giocavamo sfidando qualsiasi condizione
climatica. Pioggia, rigori, non quelli dell’arbitro che non c’era ma del
generale inverno, caldo torrido, nulla ci fermava. Qualcuno, ogni tanto, dava
buca e non si presentava, costringendo una delle squadre a giocare con l’uomo
in meno. Succedeva, pure, che qualcuno si facesse male come i giocatori veri. A
me successe in una serata d’aprile, ormai più di dieci anni fa; inseguendo un
avversario più giovane e scattante di me, feci crack col mio ginocchio. La
diagnosi fu impietosa, lesione del legamento crociato; mi sottoposi dopo
qualche mese a intervento chirurgico, riuscito piuttosto bene. Tornai a far
sport ma non a giocare a pallone. Ma il ricordo di quelle serate lo porto
sempre con me; momenti indimenticabili. Eravamo belle pippe ma, insomma, ci
divertivamo. Quelli di ieri, pensa un po’, secondo me non si sono neanche
divertiti troppo. Alla prossima.

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