SUPERMERCATO

Al supermercato ci vado tutti i giorni. O quasi. Però, una volta alla settimana ci vado un po’ di più. Nel senso che devo comprare più cose e, quindi, ci devo stare più tempo. Anche venti minuti o mezz’ora; dipende dalla gente che ci sta e dalle stagioni.

Una volta c’erano solo i negozietti per lo più a conduzione familiare. Ricordo che, vicino casa, avevo un ‘alimentari’, meglio un negozio di pizzicaroli che era sempre pieno. Ma pieno pieno al punto che pora nonna avrebbe detto pieno come n’ovo!

Si faceva la fila come alla posta quando toccava pagare le bollette, in coda, uno dietro l’altro e quando si avvicinava qualche festa comandata c’era talmente tanta gente che la fila, appunto, arrivava fuori dal negozio.

Poi, ricordo ancora, aprirono il primo supermercato dove qualcuno diceva che si risparmiava e l’offerta era più ampia. Poi, vuoi mettere? Al supermercato, dicevano sempre questi bene informati, si trovava tutto e, quindi, si poteva fare la spesa completa accedendo in un unico esercizio. Mica che prima dovevi fare la fila dal pizzicarolo, poi dal fruttarolo e, magari, dal pesciarolo quando avanzava qualche soldo.

Oggi la spesa la faccio quasi sempre e solo al supermercato. Ci sono le file ma sono più ordinate, si prende il numeretto e si aspetta il proprio turno. Un sistema che impedisce contestazioni e diverbi vari tipo aho ce stavo prima io! Che, poi, a ripensarci, queste discussioni a me facevano anche ridere sempre che si mantenessero entro determinati limiti. Insomma, ho sempre pensato che pjasse a pizze per fare prima a comprare il pane non fosse molto intelligente.

E, comunque, oggi sono andato al supermercato. E ci sono rimasto più del solito perché dovevo comprare tutte quelle cose cha ammucchi per l’intera settimana. L’unica cosa che è rimasta uguale rispetto al pizzicarolo de na vorta e che alla fine della fiera devi pagare il conto. Insomma devi sbattere la panza ar bancone come si suol dire. E non è piacevole soprattutto quando ti accorgi che i prezzi vanno sempre più su. E, allora, uscito dal supermercato ripensavo a una scritta su un muto letta qualche tempo fa che invitava a non tirare la cinghia ma qualcos’altro di più consistente e rumoroso.  E hai visto mai che dopo l’estate arrivi un caldo autunno? Speriamo. Alla prossima.

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