SE TELEFONANDO...
Io sono nato col telefono fisso. Ce l’avevo a casa, era di color grigio (se
la memoria non m’inganna) e per ogni numero da comporre bisognava lavorare con
un dito di una mano, preferibilmente l’indice, e c’era la rotella. Un giro
completo dallo zero al nove con la speranza di non impallarsi e dover
ricominciare tutto daccapo.
C’erano i duplex, ovvero la linea collegata con quella dei tizi che
abitavano di fianco e di sopra e, quindi, poter telefonare era anche una
questione di priorità. Oltre che di buone maniere e ordinato vivere civile
perché, chiaramente, le lunghe conversazioni erano sconsigliate. E non solo per
questioni di bolletta.
Poi, sono arrivati i telefonini che all’inizio erano grandi e grossi e
servivano solo per chiamare o mandare messaggini, gli sms, ma che, in seguito,
si sono trasformati in veri e propri computers da tenere sempre con sé son
tanto d’intelligenza artificiale.
E basta buttare un’occhiata intorno per trovare qualche tizio con lo
sguardo abbassato sullo schermo del proprio smartphone.
Tutta quest’introduzione dopo aver letto un impegnativo articolo pubblicato
su un sito on line di un celebre quotidiano che da conto delle novità
introdotte dall’ineffabile Lorenzo Valditara, leghista e titolare del ministero
dell’istruzione (e del merito…), per il nuovo anno scolastico. Che, tra le
altre amenità, prevedono anche il divieto d’introdurre cellulari, smartphone e
simili attrezzi in classe, Una disposizione che, evidentemente, non tiene conto
che il problema non sono questi aggeggi ma l’uso che se ne fa (e questo vale
anche e soprattutto per gli adulti) e che, soprattutto, rappresenta l’ennesima
prova d’autorità esibita da questo governo di mostriciattoli. Una disposizione
calata dall’alto senza nessun confronto con le parti interessate e che spero possa
contribuire a rendere il clima del prossimo autunno, nelle scuole e altrove,
assai infuocato. Perché questi brutti ceffi vanno cacciati il prima possibile. Senza
neanche una telefonata di preavviso. Alla prossima.

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