STAI SENZA PENSIERI

Io dico sempre quello che penso! Quante volte abbiamo sentito qualcuno spifferare questa frase usata e abusata? Probabilmente tante. E quante volte ne abbiamo fatto uso anche noi? Probabilmente, ecco, chi è senza peccato scagli la prima pietra e nessuno, o quasi, può dichiararsi immune dal vizio di aver urlato almeno una volta nella vita, fiero e orgoglioso, io dico sempre quello che penso!

Che, poi, prima di dire bisognerebbe sempre pensare e questa roba rappresenta, a mio parere, uno dei più grossi problemi della contemporaneità.

Perché se la ‘mente’ dopo analisi più o meno brevi o prolungate produce una sciocchezza, meglio una stronzata, il fatto che tutto ciò sia conseguente a un atto di onestà intellettuale, ovvero al dire ciò che si pensa con tanto di punto esclamativo, non rappresenta un valido alibi.

Per poter discutere di qualsiasi argomento, sia una complicata questione di politica internazionale o lo stato di forma di Jannik Sinner alla vigilia degli US Open, occorre, come si può dire, cognizione di causa. Ovvero, avere una decente conoscenza della materia.

E mi accorgo, invece e sempre con maggiore frequenza, che accade il contrario. Persone che parlano di tutto, che commentano tutto, magari emettendo giudizi che suonano come sentenze e che vengono, poi, puntualmente smentiti dai fatti. Ma tanto chi se ne accorge in un tempo nel quale si vive in un eterno presente e non ricordiamo neppure cosa abbiamo mangiato a cena?

Poi ci sono quei luoghi comuni che somigliano, forse, a vere e proprie espressioni idiomatiche presenti in qualsiasi lingua che si rispetti. Ad esempio, che vuoi siamo in Italia, oppure, i politici si mangiano tutto! Frasette che salvano dall’onere e dalla fatica d’informarsi e di studiare l’argomento sul quale s’intende discettare.

Ecco, questa mattina mi ha preso così, e ho riflettuto su questa superficialità che ci invade e ci inquina sempre più e che, in ultimo, contribuisce a produrre il sonno della ragione e del pensiero. E a costringerci, magari,  a vivere in un paese dove un beota come Matteo Salvini può fare anche il ministro. Alla prossima.

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