CARCERE

Oggi potrei stupire con effetti speciali, ma anche no – non ne sarei in grado e non dispongo della necessaria dose di fantasia indispensabile per imbastire storie che vadano oltre la realtà di ogni giorno; potrei, ancora, discettare sulle condizioni climatiche, sull’anticiclone africano che non va più via come la tristezza delle strofe di certe canzoni, delle strade vuote, eccetera eccetera.

E, invece no; leggendo, qui e la, qualche articolo sui quotidiani rigorosamente on line nel giorno che segue il Ferragosto e, quindi, con tutte le edicole chiuse, anche quelle che non recano il cartello delle ferie, mi sono ingarellato in qualche riflessione sul carcere. Il carcere, istituzione totale per eccellenza, analizzato dal punto di osservazione di chi non ci ha mai messo piede neanche per una visita con qualche politico autorizzato.

Ad ascoltare i discorsi della ‘gente’, insomma di quelli che parlano al bar o mentre aspettano l’autobus o la metropolitana, meglio ancora, della brava gente tipo quella che si sdegnava nel primo verso de ‘Il fannullone’ d Fabrizio De André, il carcere è una roba assolutamente necessaria. E’ dove li metti quei poco di buono che rubano, ammazzano, spacciano, insomma che commettono reati di ogni sorta previsti e sanzionati nei diversi codici e codicilli? Ecco, da questo punto di vista assai radicato nel ‘senso comune’, non si potrebbe fare a meno delle galere. Anzi, c’è chi sostiene di costruirne altre per contenere il numero sempre più alto di detenuti.

A pochi viene in mente che il carcere non è un’istituzione naturale e non è sempre esistito. Certo, è innegabile che prima delle prigioni ben raccontate, peraltro, dall’ottimo Michel Focault in ’Sorvegliare  e punire’, esistevano luoghi di espiazione della pena anche più feroci.

Oggi, le avanzate Costituzioni immaginano, addirittura, le prigioni come posti dove si possa operare per la rieducazione del condannato. Poi, tuttavia, ci capita di leggere le storie di ciò che avviene in questi posti infernali. Sovraffollamento, caldo d’estate  e freddo d’inverno, suicidi sempre più numerosi nonostante le ciniche dichiarazioni del pessimo ministro Nordio.

Qualche notte fa in uno di quei sogni che insolitamente ricordo ero in un carcere. Come prigioniero e non come semplice osservatore o paladino di diritti civili. Non so di quale reato mi fossi macchiato, ma il carcere mi appariva come un luogo buio, senza illuminazione, con un corridoio stretto da percorrere e compagni di sventura per lo più stanchi e depressi. Il sogno è durato poco, quando mi sono svegliato ero libero pure di farmi una doccia cosa che, pare, sia resa difficile a migliaia e migliaia di detenuti.

Insomma, e per farla breve, più tempo passa e più mi convinco della necessità di lottare per arrivare un giorno, e perché no, alla completa abolizione delle prigioni. Dentro una società magari più giusta e dove tanta gente non è costretta per campare a commettere ‘reati’.

Poi, ieri, ho visto un telegiornale. Il beota e ministro Matteo Salvini ha visitato nel giorno di Ferragosto il carcere romano di Rebibbia. Ha incontrato il suo amico Gianni Alemanno e si è fatto, al termine della visita, una bella foto con agenti di custodia, meglio chiamarli secondini, assai sorridenti, insomma felici di quest’insolito scatto estivo. Neanche una parola sulla gente che in carcere soffre e muore. E se penso che quest’individuo fa il ministro della Repubblica immagino un percorso assai lungo, non solo per ridurre e abolire il carcere, ma anche per vivere in un paese più civile, libero e giusto. Alla prossima.

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