GRATTA E VINCI A FERRAGOSTO
Mi piace raccontare le storie delle persone ‘comuni’, ovvero di coloro che,
difficilmente, guadagneranno, postume, un cenno su un manuale di storia. E che,
spesso, non meritano neanche un trafiletto su un giornale.
Ecco, oggi è Ferragosto ed esplode la solita diatriba tra chi sostiene che
sono tutti partiti e chi, invece, osserva come le città sono meno vuote del
consueto.
Posso fare un piccolo esperimento sociale, facendo un giretto mattutino per
le strade del mio quartiere, Io sono, infatti, tra quelli che il Ferragosto lo
trascorrono a casa senza neanche la consolazione beffarda del Palo della Morte
di un celebre film di Carlo Verdone.
Vado in edicola per acquistare un giornale ma l’esercente m’informa che non
può assecondare le mie richieste; ho solo un pezzo da cinquanta euro e lui,
poverino, non ha il resto. E neanche è dotato di POS. Quindi, non mi resta che
anticipare l’acquisto di un dannoso pacchetto di sigarette in un contiguo bar
tabacchi per ottenere banconote dal taglio più leggero.
Al bar non si muore ma c’è una considerevole fila, Non mi resta che
attendere pazientemente il mio turno scoprendo che le persone in coda
acquistano, per lo più, biglietti del gratta e vinci nelle diverse
declinazioni. Azzardo un commento amaro e ad alta voce e una signora sorridente
mi dice, che vuoi tutti hanno una speranza. E rifletto su questo termine
derivato dal latino, spes ultima dea, e di quel che diceva con eccessiva
severità il maestro Mario Monicelli; la speranza è una trappola inventata dai
padroni. Una mia cara amica non era proprio d’accordo su questa cosa e,
ricordo, me lo fece notare con vigoria e decisione. Però, e in fondo, di fronte
a quella coda di ‘gratta e vinci’ con la speranza di svoltare proprio a
Ferragosto credo che un po’ di ragione il vecchio e povero Mario l’aveva.
Poi, è arrivato il mio turno. Ho comprato sigarette ben più dannose per la
salute di un biglietto da grattare con la speranza di acchiappare qualche
soldino, e son tornato per le strade di Ferragosto, Più deserte o più piene
dello scorso anno? Boh. Di certo, questo cielo abbottonato, senza sole ma con
nuvole insufficienti a provocare una refrigerante pioggia non incitano al buon
umore. Sarà per il prossimo Ferragosto sempre che Dio, o chi per lui, vorrà.
Magari col sole e senza reflussi gastrici. Alla prossima.

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