UN DECA
Proprio oggi ha riaperto il bar dove, solitamente, prendo il primo caffè
della mattina. O un decaffeinato quando il reflusso gastrico s’intensifica. Il
mio barman di fiducia, quest’oggi, appariva piuttosto sorridente; abbronzato
non molto, forse ha trascorso questo periodo di riposo in posti di montagna o
di collina. Chissà e, comunque, non gliel’ho chiesto.
Gli ho chiesto soltanto un decaffeinato e lui, in realtà, è rimasto assai
sorpreso perché mi conosce come un cliente decisamente abitudinario. Ho dovuto,
quindi, portare una giustificazione come si faceva ai tempi della scuola; senza
libretti o forme dei genitori o di chi ne faceva le veci stavolta, è bastato
accennare ai miei problemi gastrici che in estate tornano minacciosi, puntuali
come un orologio svizzero.
Quindi, ho dato una rapida occhiata ai giornali appoggiati sul frigorifero
dei gelati, la prima pagina di un celebre e romano quotidiano sportivo che dava
conto della sconfitta della Lazio, buon motivo per sorridere, ho preso il mio
deca con un po’ di zucchero e ho pagato regolarmente il piccolo conto. Venti
centesimi in più rispetto al caffè normale, niente d’irreparabile insomma.
Uscendo, mentre fumavo la prima sigaretta di giornata osservavo il panorama
circostante. Negozi ed esercizi che riaprono e torna un po’ di traffico e di
rumore. Il passaggio delle stagioni, quello tra l’estate e l’autunno è il più
simbolico, portatore, per molti ma non per tutti, di malinconie struggenti.
Ricordo quando, da ragazzino attraversavo l’estate e mi scoprivo più grande
o cresciuto o in età adulta quando aspettavo settembre con un bel carico di
propositi nuovi, di progetti che, poi, si sarebbero rivelati vacui e irrealizzati.
In attesa di altre stagioni, di nuove estati e con i negozi che chiudevano per
ferie e, quindi, riaprivano. Ora, come allora quando, magari, non avevo ancora
gustato un buon decaffeinato necessario per contenere i sussulti di stomaco e
intestino. Alla prossima.

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