ROMA BOLOGNA
Qualcuno dice che è come il primo giorno di scuola. Una frase fatta e, poi
a una certa, ormai, chi se lo ricorda più il primo giorno di scuola? Io, al
massimo, mi ricordo il primo autentico giorno di scuola, quello che segnava
l’inizio del ciclo delle scuole elementari e il passaggio a una realtà fatta di
voti, giudizi, promozioni e bocciature, Anche se in prima elementare non si
bocciava nessuno.
Ho sufficiente memoria, invece, per ricordare le più recenti giornate di
campionato e, anche, qualcuna più remota quando lo stesso campionato iniziava a
settembre inoltrato o, addirittura, a ottobre.
Stavolta l’avversaria della prima di campionato l’abbiamo conosciuta con
buon anticipo, niente di meno che ai primi di giugno perché lo spettacolo deve
andare sempre avanti e morto un campionato se ne fa sempre un altro.
Così quando dal bussolotto ormai informatico è uscito il Bologna che un
tempo tremare il mondo faceva ma che, soprattutto, si fregia della coccarda
della Coppa Italia, la prima e composta reazione è stata quella di dire, aho però poteva andare meglio! O anche
peggio, boh.
Ma stavamo a giugno con tutta un’estate davanti fatta di trattative di
mercato, affannose ricerche di plusvalenze, giocatori vicini alla firma e poi
approdati in altre squadre, nonché, last but not least, l’indice di liquidita
del povero Lotito che ci ha concesso una ventata di umorismo e buonumore. Tutto
accompagnato dalle spiagge e dal mare spesso melmoso di Ostia beach e da fine
settimana assolutamente tranquilli senza ansie o preoccupazioni per avversari e
risultati.
Poi e invece, prima o poi, perché tutto scorre come ricordava il vecchio
Eraclito, arriva il giorno della prima
di campionato che affronto con una punta di apprensione perché so che le
partite della Roma per me sono come un intervento ambulatoriale o un prelievo
del sangue senza riferimenti ai derby assimilabili, quasi, a un ingresso in
qualche sala operatoria.
Fa caldo ma non troppo, pare che l’anticiclone africano abbia concesso una
sosta, insomma si suda con discrezione e senza formazioni di orribili chiazze
sulle t shirt fieramente indossate. Noto che in tanti indossano la terza maglia
che è pure caruccia ma non porta i colori storici della Roma; altri esibiscono
le magliette dei gruppi preferibilmente nere non tanto perché è un colore che
nasconde accumuli di grasso quanto per segnare una precisa e sgradevole
appartenenza politica. Ma tant’è, ed è brutto pensare che, ormai, ci si è fatti
un’abitudine e non ci fa neanche più caso come per quei tatuaggi in bella vista
in qualsiasi parte del corpo.
La partita, alla fine, ci regala la prima buona prestazione e, soprattutto,
la prima vittoria stagionale; soddisfazione di non poco conto se si tiene anche
conto degli ultimi precedenti alla prima di campionato.
E questo basta a molti per ribaltare umori e previsioni; da squadra
incompleta e che difficilmente raggiungerà posizioni utili per tornare a
disputare la mitica Champions League a formazione forte che hai visto mai non
possa anche lottare per lo scudetto il passo è breve.
Io, invece, che di stagioni pallonare ne ho vissute ormai parecchie, sono
consapevole che arriveranno anche momenti difficili. Insomma, sono cosciente
che ci saranno gioie ma anche giornate amare come nel verso di una popolare
canzone della brava Fiorella Mannoia. Sperando, neanche a dirlo, che le prime
prevalgano sulle seconde e che, magari, si possa vincere qualche partita anche
con un punteggio più netto che consenta di vivere gli ultimi minuti e gli
ultimi secondi senza gli occhi incollati al cronometro. Che mica si può campare
sperando che il tempo passi velocemente. Soprattutto quando non si è più
giovani e ogni attimo è prezioso e da vivere intensamente. E comunque Roma
batte Bologna uno a zero con rete del brasileiro Wesley con i capelli mezzi
ossigenati e una corsa fluente e perentoria. Certo Cafu era un’altra cosa ma
accontentiamoci. Alla prossima.

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