DJANCO UNCHAINED di Quentin Tarantino

Film uscito nelle sale cinematografiche italiane nel gennaio del 2013 ma che fa sempre piacere riguardare anche a distanza di qualche anno. Si tratta, in effetti e come direbbe un mio amico cinefilo (vero) del classico ‘filmone’ accostabile o assai vicino al capolavoro.

Tarantino dimostra con questo ‘Django Unchained’ di amare e studiare il cinema ancor prime di farlo. Per questo storia, infatti, s’ispira a un’opera di Sergio Corbucci datata 1966 e non a caso troviamo, addirittura, Franco Nero, mito degli spaghetti western, in un piccolo e breve cameo.

‘Django Unchained’ è un western, più precisamente uno spaghetti western d’ispirazione italiana con una storia che trascina e affascina e che fa parte di quella ‘Trilogia del Revisionismo storico’ che comprende anche il precedente ‘Bastardi senza gloria’ e il successivo ‘C’era una volta a Hollywood’.

Siamo nel sud degli Stati Uniti razzista a separatista di fine 800 e l’inizio è subito coinvolgente e impattante con un dottore, diventato poi cacciatore di taglie, che s’imbatte in una spedizione di schiavi neri incatenati. Riesce a liberarli, in particolare ne libera uno, il nostro Django, un novello Sigfrido che inizia così il suo singolare viaggio al fianco dello stesso avvocato diventando un suo prezioso collaboratore. E con la ferma volontà di liberare la sua amata Brohmilde schiava anch’essa di padroni bianchi di piantagioni di cotone.

E’ un film che tratta in modo assai particolare il tema dello schiavismo e del razzismo e lo fa senza troppi sconti o indulgenze e non risparmiando nemmeno le responsabilità di qualche nero; i cosiddetti ‘negrieri’ così simili alle figure dei ‘Kapo’ dei campi di sterminio nazisti.

In quest’ennesimo film del regista americano troviamo, sempre e comunque, le caratteristiche dell’opera di Tarantino. L’azione continua e senza pause, i dialoghi raffinati, l’estetica e il grottesco della violenza rappresentata in diverse scene. Con un cast di prim’ordine nel quale spicca Leonardo Di Caprio. Film da vedere e rivedere senza sé e senza ma. Al prossimo film. 

 

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