UN VENDITORE DI PANNOCCHIE.

Succede su una spiaggia che frequento abitualmente di una nota località del litorale romano, qualcuno, ma non io e per ovvie ragioni, aggiungerebbe laziale, d’’incrociare personaggi con i quali, magari, non si prenderebbe neanche un caffè.  Né tantomeno ci si farebbero dibattiti o qualche simposio di diversa natura e differente impegno. 

Ecco, il tizio che mi è capitato come vicino di lettino qualche giorno fa sembrava assai annoiato. Poi, a sollevarlo dal proprio tedio, ci ha pensato un venditore di pannocchie. Sì, di pannocchie, che facevano pure fumo e lasciavano nell’aria un odore che poteva piacere o meno. De gustibus non disputandum  est. Ben detto.

 

Ora, al tizio in questione, evidentemente, l’odore di pannocchia non piaceva. O, forse, non piaceva altro. Sta di fatto che, mi si è rivolto, improvvisamente, distogliendomi da una lettura piuttosto impegnata, il primo capitolo del terzo libro dell’immortale ‘Guerra e pace’ di Tolstoj, lamentandosi del fatto di non poter neanche protestare con il povero ambulante; perché se no dicono che so razzista! 

Ho colto, quindi e innanzitutto, che il venditore di pannocchie del quale non riuscivo a vedere la sagoma, fosse un signore venuto dal sud del mondo evidentemente con la pelle nera. Che, a differenza del refrain di una famosa canzone degli anni sessanta, non era, poi, tanto desiderata dal tizio lamentoso. 

Ho risposto comunque al tipo, dicendogli che poteva anche lamentarsi senza apparire razzista; dipende da cosa gli dici, gli ho fatto, ecco. Fortunatamente e a quel punto è calato un lungo silenzio. Intanto il venditore di pannocchie si era allontanato e io pensavo alla sua condizione, alla sua fatica. Percorrere avanti e indietro una spiaggia con quel caldo disumano nella speranza di fare qualche spicciolo. Mah. E, pensavo ancora al mondo al contrario (non quello di Vannacci) nel quale viviamo. Un mondo dove i portatori insani di razzismo sono rappresentati al governo e, pure, si dicono discriminati. 

Quindi, sono passati quelli della grattachecca. Loro sì, fastidiosi con la musica sparata a palla. Ma la grattachecca era fresca e, soprattutto, erano tutti bianchi, italiani, probabilmente anche etero sessuali. Quindi, il tizio non si è lamentato e non ha denunciato discriminazioni ai suoi danni. Intanto, cercavo di concentrarmi su Napoleone in procinto di entrare nel territorio russo descritto da quel genio di Tolstoj. Che, chissà, se apprezzava le pannocchie. Alla prossima.

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