MACCHINETTE

Quando ero piccolo avevo un sacco di macchinine. Di tante marche e differenti formati. Me le regalavano genitori, nonni, zii, amici, parenti, consanguinei, affini e collaterali, e mi regalavano automobiline di plastica o di ferro perché ero un maschietto. Alle femminucce, invece, regalavano bambole. Bamboline e, nei momenti o nelle occasioni più fortunati, bambole più grandi che si potevano tenere in braccio quasi a simulare un affetto materno. Poi, nelle occasioni proprio speciali, ma speciali speciali, alle femminucce regalavano, addirittura, la bambola con tutta la carrozzina e se qualcuno toccava la stessa bambola in precisi punti del suo corpo di plastica, questa emetteva un suono che rappresentava il classico lamento dell’infante che reclama attenzione. 

A me, invece e ripeto, regalavano macchinine.   E non credo perché qualcuno credeva che io potessi avere un futuro da pilota di Formula Uno. A proposito, quando ricevevo tutte queste macchinine la Ferrari era guidata da Niki Lauda e io non riuscivo a capire perché una macchina italiana fosse nelle mani di un pilota austriaco. Perché questa cosa se quando vedevo giocare la nazionale di calcio tutti gli atleti erano cresciuti tra la Val d’Aosta e la Sicilia? Boh. 

E, comunque, con queste macchinine ci giocavo lanciandole in corse sfrenate su quel circuito rappresentato dal pavimento della mia cameretta. 

Poi, in realtà, non solo non diventai pilota di formula uno e, nemmeno, autista di un mezzo pubblico o di un camion, ma non mostrai mai alcuna passione per la guida di automobili. Dopo aver preso la patente attesi qualche anno prima d’immergermi nel traffico romano pur avendo conseguito la necessaria patente di guida poco dopo aver compiuto il diciottesimo anno di età. E ricordo ancora l’istruttore di guida che mi faceva lezioni; un tizio che, pare, gli rodesse sempre il culo. Ma tant’è. Poi ho avuto poche macchine e percorso i chilometri che servivano e bastavano. E ieri, chissà perché, ripensavo a quelle macchinine e alla storia che alle femminucce, invece, regalavano bambolotti. E alla mia automobile che inizia a diventare vecchia e meriterebbe un giusto e finale riposo. Così mi sono accorto che, ormai, producono solo macchine grandi. Non ci sono più, insomma, le automobiline di una volta. Probabilmente, neanche in plastica. Alla prossima. 

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