POVERI CRISTI di Ascanio Celestini

Alla ricerca di una lettura ‘leggermente impegnata’, ho scelto questo lavoro di Ascanio Celestini, autore che fa soprattutto teatro. Un teatro che si potrebbe definire quasi ‘militante’ con testi di critica sociale assai determinata.

Di cosa parla questo ‘Poveri cristi’? Il titolo suggerisce già qualcosa. Quando diciamo, rivolgendoci a qualcuno, quello, in fondo, è un povero Cristo! Con una punta di commozione e compassione.

Ecco, in questa storia sicuramente adattabile come testo teatrale, i poveri Cristi li ritroviamo davanti a un supermercato. Più precisamente, nel parcheggio di un supermercato. Dentro a quest’esercizio commerciale ci sono le merci da consumare e coloro che possono, comunque, permettersi di accedervi. Oltre alle cassiere tra le quali la nostra Violetta che Celestini descrive come una  specie di regina distesa sulla sua sedia da lavoro che sembra, quasi, un trono.

Poi fuori troviamo le anime perse che, per dirla con le parole di quel genio di Fabrizio De André, sono anche anime salve. Il migrante diventato barbone, i facchini africani che caricano e scaricano pacchi senza neanche conoscere il contenuto degli stessi, la vecchia che dice alla barbona, un’altra, che per il sapere e la cultura non servono soldi perché ci sono le biblioteche pubbliche e i musei gratis una volta al mese. E altri personaggi di un’umanità varia, di quell’umanità degli esclusi, dei più marginali, degli ultimi che vengono, comunque, prima dei penultimi e dei terzultimi che già qualcosa possono concedersi. E quell’umanità che, generalmente, viene guardata con un certo disagio da chi passa, appunto, davanti a un qualsiasi supermercato della vita dove si trovano barboni, lavoratori senza diritti o donne con la testa impicciata. Senza che ci soffermi troppo sulle loro condizioni. E Celestini in questo testo racconta le loro storie con un tono, a tratti, che ammicca quasi alla dottrina cristiana. Con Cristo immaginato come colui che non sale in cielo ma ascende in terra e Francesco, diventato poi santo, che si dedicava, proprio, ai poveri Cristi descritti in questo libro. Un libro che è soprattutto un testo teatrale, con un filo narrativo che, talvolta, si smarrisce; una lettura che, tuttavia, fa riflettere su coloro che si ritrovano, davvero, agli ultimi posti e davanti ai quali passiamo, troppo spesso, con colpevole indifferenza. Al prossimo libro.  

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