MILANO
A Milano ci sono andato un sacco di volte. Quasi sempre, lo confesso con il
dovuto imbarazzo e la consapevolezza di aver trascorso troppo tempo della mia
vita in attività che molti definirebbero inutili e oziose, per assistere
all’omonima, anzi alle omonime partite di calcio. Citando, in tal modo,
l’impareggiabile Vittorio Gassman nei panni di Peppe er pantera nell’immortale
‘L’audace colpo dei soliti ignoti’ del 1959.
Ricordo un tempo ormai remoto nel quale per recarmi a Milano prendevo un
treno che partiva da Roma, stazione Termini, prima di mezzanotte. Era un lungo
viaggio tutto da svolgere nel cuore della notte e che terminava al mattino poco
prima delle otto.
Milano mi appariva lontana, come il titolo di una canzone (poco nota) di
Antonello Venditti, col cielo plumbeo e complessivamente ostile. A Milano,
insomma, bisognava ‘ stare in campana’
perché, si sa, gli abitanti di quella città odiavano i meridionali e anche i
centrali e, più in particolare, noi romani che venivano dalla città
parassitaria e che succhiava il sangue dalle vene delle operose genti del nord.
Su questa roba che ho espresso in forme assai semplificate si è fondata la
Lega, l’ultimo partito novecentesco sopravvissuto e tuttora al governo del paese
e di numerosi enti locali.
Quando ci andavo da ragazzino o da giovanotto, Milano non mi sembrava particolarmente costosa; efficiente sì,
perché dalla stazione con la metropolitana arrivavi in qualsiasi posto in pochi
minuti; davanti al Duomo come dalle parti di San Siro. In realtà, pensavo che a
Milano ci fosse poco da vedere e, poi, con quel clima, la nebbia, il cielo
sempre grigio, eccetera eccetera, poveracci quelli costretti a viverci.
Poi sono cresciuto e anche i treni sono diventati veloci. Prima, è arrivato
il cosiddetto ‘Pendolino’ che portava a Milano in poco più di quattr’ore,
un’evoluzione dei vecchi e gloriosi
Intercity a loro volta, cose rivoluzionarie rispetto agli antichi Espressi e Accelerati;
quindi l’alta velocità e, oggi, possiamo arrivare nel capoluogo lombardo,
sempre partendo dall’Urbe immortale, in meno di tre ore.
E, nel tempo lo confesso, ho cominciato ad apprezzare Milano, col suo
ordine ma, anche, con la sua architettura. Tanto che, forse, ci vivrei pure.
Sempre che me lo potessi permettere.
Basta infatti soggiornare per pochi giorni a Milano per rendersi conto del
costo della vita davvero insostenibile, non solo per chi è precario o
disoccupato, ma, pure, per tanti che godono di uno stipendio da lavoro
dipendente, soprattutto se pubblico. Insomma, Milano è sempre più una città per
ricchi e questo, lo sapevano tutti anche prima che un’inchiesta giudiziaria
terremotasse i vertici delle istituzioni cittadine.
Leggo da un articolo di giornale un estratto di un dispositivo della citata
inchiesta dove si afferma come il territorio sia diventato, sempre più, merce
da saccheggiare. Una città, come tante altre, svenduta a pochi privati
speculatori con tanti residenti storici costretti a migrare. Che per mettere
nero su bianco una questione tutta politica e sociale ci volesse qualche
magistrato è assai sconfortante; perché passata la bufera giudiziaria tutto
tornerà come prima e peggio di prima. In tante città e anche a Milano dove arrivavo una vita fa con
un treno della notte trovando, quasi sempre, un cielo scuro e grigio. E
ringraziando Cristo, o chi per lui, di vivere a Roma. Alla prossima.

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