LE IENE di Quentin Tarantino 
 

Questo è un film che non può mancare alla conoscenza e alla visione di chi ama il cinema e, in particolare, un certo cinema d’autore. 

Un film che ha segnato il debutto di quel genio se non incompreso almeno difficile, talvolta, da comprendere di Quentin Tarantino; si parla di ‘Le iene’, titolo originale ‘Reservoir dogs’ che, infatti, in Italia portò a una prima e buffa tradizione in ‘Cani da rapina’. 

E una rapina andata a male è il tema centrale della storia narrata in questa pellicola neanche troppo lunga. Un boss, Joe Cabot, insieme al figlio, progetta un colpo in una ricca gioielleria assoldando alcuni criminali che non si conoscono tra loro e vengono identificati con nomignoli che fanno riferimento ai colori dell’arcobaleno. 

La rapina, poi e come già accennato, fallirà miseramente, probabilmente per responsabilità di una talpa all’interno della complicata organizzazione. E la ricerca di questo traditore anima tutta la storia che si svolge in un clima di sospetto e di reciproca diffidenza tra tutti i protagonisti in causa. 

Alcuni elementi denotano già lo stile cinematografico di Tarantino. La ricerca sofisticata delle musiche, delle colonne sonore con un riferimento privilegiato a Madonna, e il tema della violenza che troviamo in tutte le opere di questo geniale regista. Una violenza espressa e raccontata in forma ludica e grottesca quasi a volerla esorcizzare e ridicolizzare. E, ancora, un certo ammiccamento nei confronti di un vecchio cinema orientale, oltre che la particolarità dei dialoghi con tante e interessanti citazioni. 

Non rivedevo da tempo un film di quest’autore e, devo riconoscere, che tornare a guardare questa pellicola, una delle più discusse e apprezzate negli ultimi trent’anni, oltre che a rivelarsi una buona idea mi ha stimolato a ritornare anche sulle altre e successive opere di Tarantino. Quanto a ‘Le Iene’, chi non lo ha visto riparasse in fretta, per gli altri che dire se non che non si finisce mai di apprezzare un’opera pur guardata e riguardata chissà quante volte. Al prossimo film.   

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