IL GRANDE ROMANZO DELLA ROMA di Tonino Cagnucci

Ho qualche difficoltà nel parlare di questo libro di Tonino Cagnucci, scrittore e giornalista sportivo, l’ennesimo che mi passa tra le mani e che tratta della passione per una squadra di calcio, segnatamente della Roma o As Roma se si preferisce.  

Non è un saggio storico propriamente inteso, non ne ha la struttura né il linguaggio necessariamente asciutto in tali circostanze; anche se le citazioni storiche, appunto, sono riportate con estrema precisione e dovizia, nota da sottolineare in un ambito dentro il quale pullulano narrazioni intrise da errori da matita rossa. L’unico refuso che mi permetto di segnalare riguarda la stagione 2015 - 2016, quella nella quale Luciano Spalletti sostituì (a gennaio) l’esonerato Rudi Garcia risollevando le sorti della gloriosa squadra giallorossa e portandola, tuttavia, a un finale e buono terzo posto, non ‘secondo’ come erroneamente riportato.

Non è un testo storico propriamente detto, quindi? E dunque? E’ un romanzo? S’ e no, lo considero più una narrazione dove è forte la spinta autoreferenziale dell’autore che, quasi, vuole raccontarsi attraverso questo suo grande amore per una squadra di calcio. E lo capisco perfettamente, la passione smisurata per il calcio, e per questo speciale club, la Roma, attraversa tutta la vita e ogni momento vissuto presenta precisi e specifici collegamenti con le vicende della ‘Magica’, tanto che, quasi, ne muterebbe il senso e il significato se considerato singolarmente. Ricordo di aver letto qualche tempo fa un articolo giornalistico in merito ai risultati di una particolare indagine sociologica; ci si chiedeva quanto tempo un tifoso dedicasse nel pensare alla propria squadra. E, pur non ricordando esattamente l’esito della ricerca, rammento di averlo letto con un discreto sorriso perché tale media risultava abbondantemente inferiore ai miei standard abituali.

Ora e quindi, comprendo esattamente la prosa di Cagnucci quando ricorda momenti importanti e meno della storia della Roma e li accompagna con uno stile, con un lirismo che, a chi non è del mestiere, quindi, a coloro che guardano il calcio e la passione che genera da lontano, di sottecchi o, addirittura, con fastidio, può destare stupore se non compassione.

Dal 1927 ai giorni nostri, esattamente fino al periodo immediatamente successivo all’esonero di Daniele De Rossi e all’inizio della  fase disgraziata e, fortunatamente, breve di Ivan Juric, è un libro, questo, che racconta quasi cent’anni di Roma. Dalla fondazione al mitico Campo Testaccio, agli anni cinquanta con l’unica retrocessione in serie B, fino alla sfortunata Roma di Gaetano Anzalone e di quella più bella e vincente si sempre condotta da quel genio di Dino Viola, per conto mio il Totti dei presidenti. Fino, appunto, al terzo scudetto e al nuovo millennio e ai giorni nostri con l’ultimo successo in quel di Tirana.

Pagine che mescolano storie di campioni sportivi e di semplici tifosi che, spesso, mi hanno emozionato; altre volte, e lo confesso, mi hanno anche disturbato in quella ricerca dell’autore, talvolta eccessiva, a ricercare improbabili elementi di specificità nei tifosi della Roma e del club per il quale tifano. Che appartengono, comunque, a un mondo, quello calcistico che presenta storture e contraddizioni e dove il bene assoluto non esiste da nessuna parte. Neanche nella squadra per la quale faccio il tifo da una vita, per i suoi tifosi con i quali condivido gioie e dolori, per tutti coloro che ne hanno fatto la storia. Ricordare sempre e ossessivamente le ingiustizie subite o le gesta eroiche di qualche tesserato o il profilo umano vorrebbe quasi ricondurre a una presunta perfezione etica che non esiste e non può esistere e della quale faccio anche a meno. Tenendomi i difetti, come le rughe delle quali  Anna Magnani, doverosamente citata nelle pagine di questo romanzo, andava orgogliosamente fiera.

In finale, un buon libro anche se resta il dubbio che l’autore con la sua coinvolgente e abile prosa potesse fare anche qualcosa di meglio.

Alla prossima lettura.

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