GUERRA E PACE Libro 3 parte I di Lev
Tolstoj

Più guerra che pace in questo primo capitolo del terzo libro del voluminoso, monumentale, storico capolavoro della letteratura mondiale di tutti i tempi ed epoche. Mi riferisco, evidentemente, a ‘Guerra e pace’ di Lev Tolstoj che continuo a rileggere un po’ a rate, a Roma si direbbe a mozzichi e bocconi, espressione che, tuttavia e nella fattispecie, mi parrebbe alquanto irriguardosa.

Insomma, il vecchio Napoleone giunto, ormai, agli ultimi anni della sua brillante carriera, ha passato con le sue truppe il confine russo destando, evidentemente, qualche tremore alla controparte. Così, l’imperatore Alessandro, un tantino preoccupato chiama il suo ambasciatore e diplomatico, un tal Balashov dicendogli ‘va da quello e senti che vuole’. Insomma, una cosa così, magari in russo e più formale.

Solo che non c’è niente da fare, la guerra s’ha da fare e il buon Nikolaj Rostov, un tizio che abbiamo già e più volte incontrato nel corso di questa lunga storia, si distingue in battaglia ottenendo, addirittura, la croce di San Giorgio, paragonabile, forse, a una specie di pallone d’Oro.

Intanto generali, colonnelli e pure qualche maresciallo discutono sul modo migliore per fermare quello scapestrato di Napoleone Bonaparte e appare la figura di un giovanotto di quindici anni di nome Petja che vuole per forza andare a combattere per la patria e per il sovrano. Non ricevendo, chiaramente, il mio apprezzamento di umile lettore e potenziale disertore di qualsiasi guerra.

Insomma, ho cercato di farla un po’ leggera ricordando, tuttavia, che questo libro non è poi, così, tanto ostico da impedirne la lettura o solo roba per chi si da arie da intellettualoide perdigiorno.

E, rispetto a questa parte, condividendo l’insegnamento di Tolstoj convinto che la storia non è solo il prodotto di comportamenti di singoli personaggi ma il risultato di innumerevoli cause. Ben detto vecchio Lev!  Alla prossima parte e, al momento, al prossimo libro.

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