ANORA di Sean Baker
Siamo a Brooklyn, Stato di New York, dove fanno la famosa gomma del ponte e c’è questa ragazza, si chiama Anora ma non le piace, quindi, si fa chiamare Any che in inglese si usa nelle forme negative e interrogative davanti a sostantivi la cui quantità non è definibile. Tipo Any money, della moneta e non si sa quanta. Insomma, questa storia del nome è importante nel film si tratta soprattutto di denaro e di una società dove tutto pare mercificato, pure i sentimenti e l’amore.
Any lavora in un night club, fa la spogliarellista e la sex workers, intrattiene a pagamento i suoi clienti normalmente facoltosi. Tra questi spunta Ivan che preferisce farsi chiamare Vanja, un ragazzetto apparentemente assai stupidino ma con tanti soldi che potrebbe fare una guerra. È infatti il rampollo di una famiglia di oligarchi russi, e soggiorna negli States prima di buttarsi a lavorare (si fa per dire) col padre. Il giovanotto è stravagante, beve e si droga come un cavallo e sembra invaghirsi di questa ragazza trovata in questo locale di strip e sesso. Any ci sta, i due si vedono anche fuori dal locale, sembra quasi un colpo di fulmine che li porta, addirittura, a contrarre un regolare matrimonio. Ma la cosa si viene a sapere pure nella grande madre Russia e i genitori del giovane Vanja non ci stanno che il figlio destinato a ereditare e gestire un impero economico si sposi con una prostituta. Ma ti pare? Così la seconda parte del film somiglia quasi a un road movie con gli scagnozzi degli oligarchi russi a cercare i due ragazzi per riportarli davanti an ufficiale di stato civile e annullare l’improponibile matrimonio. Con Vanja che si dimostra quello che è, un giovane annoiato e pure un po’ infamello e la nostra Any che, invece, pare la più ricca di tutti. Almeno per dignità e valori.
Ora, questo film, ‘Anora’, è l’opera terza di un regista – Sean Baker – che
ha fatto sempre quello che si dice un cinema indipendente. E che è arrivato con
questa sua ultima pellicola a trionfare niente di meno che a Cannes. E, per
conto mio, anche con merito, perché il film mi è piaciuto assai nonostante la
discreta durata. Una trama complessivamente che inchioda lo spettatore, un
finale neanche troppo scontato e senza il melenso e insopportabile lieto fine.
E con attori, in particolari i due che interpretano Any e Vanja, davvero molto
bravi. E, soprattutto, un film che ci interroga sulle derive di questa società
mercatista dove pare che con i soldi si possa far qualsiasi cosa e comprare
tutte e tutti. Da vedere. Al prossimo film.

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