SEMAFORO ROSSO
Come qualsiasi automobilista che si rispetti, ma anche no, odio i semafori.
Come Gramsci odiava gli indifferenti o il Capodanno senza che tutto ciò mi
abbia ispirato per la composizione di un’ode o di una breve prosa. Chiaramente,
odio i semafori rossi. Qualche volta anche i gialli che, comunque e a norma di
codice della strada, obbligherebbero a fermarsi. Quasi sempre. Li odio durante
tutte le stagioni, trecentosessanta cinque giorni l’anno, trecentosessanta sei
negli anni bisestili che portano pure jella. Ma li odio soprattutto d’estate
quando il caldo è insopportabile e un semaforo rosso sotto al sole cocente e in
mezzo all’asfalto di strade e palazzi appare come un autentico flagello.
Escluse le tragedie e i drammi che ci rendono impotenti e inconsolabili, peggio
di un semaforo rosso sotto al sole ci sono poche cose. Tipo un gol subito dalla
Roma. Così, quando ci si trova davanti a un semaforo rosso s’impreca contro la
malasorte che avrebbe un conto in sospeso contro di noi; possibile che non
becco mai un semaforo verde! In teli circostanze, oltre che contro il destino
cinico e baro, ce la prendiamo con quello davanti che se avesse accelerato un
po’ d più, insomma se non fosse così lento e rincoglionito, saremmo passati
entrambi con il verde magari facendo anche un gestaccio di disappunto verso
quel coso lungo e verticale che al suo apice tiene tre luci. Una sorta di ruota
della fortuna. In realtà prendersela con la malasorte è inutile e anche
ingeneroso. Pure irrazionale.
Come, ad esempio e sempre pensando al nostro amaro calvario da
automobilisti metropolitani, la coda per le strade, il traffico spesso,
peraltro, causato da semafori sempre rossi! O dagli autobus che fanno una
fermata ogni cento metri e che, guarda un po’, non passano mai ma me li ritrovo
sempre davanti! Altra tipica imprecazione inutile e non supportata da nessuna
valutazione razionale ma, soltanto, dalla rabbia del momento da sfogare contro
chiunque o qualsiasi cosa venga a tiro.
Come quando si gira a vuoto alla ricerca di un parcheggio in un luogo
affollato; ma è tutto pieno e non esce nessuno! Poi, magari, arriva qualcuno callo callo e trova subito un buco
vuoto. Una botta di culo che ti porta a maledirlo per tutti i giorni che gli
restano da trascorrere su questa valle di lacrime. E in queste città piene
d’asfalto e, appunto, di automobili. E di semafori, talvolta verdi, gialli, più
spesso rossi. E di autobus che fanno tutte le fermate. Ma come, non passano
mai! Ecco, oggi fa caldo, ma proprio caldo e non è proprio consigliabile
mettersi alla guida di un’automobile. Che se, poi, becchi un semaforo rosso,
non ti resta che imprecare contro quella malasorte che ti si è accanita contro.
Pur sapendo che non è proprio così. Meglio prendere l’autobus sperando che
passi. Alla prossima.

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