COSCIENZA
Poco più del ventidue per cento degli aventi diritto al voto si è recato
alle urne nella giornata di ieri. Chi votando ‘sì’, chi votando ‘no’ chi
ritirando le schede per poi annullarle (…).
Numeri, comunque, che testimoniano il sostanziale fallimento di questi
referendum anche se, con ogni probabilità, qualcuno proverà a dire che, tutto
sommato, non è andata male e, magari, poteva andare peggio. Poteva piovere,
come in una famosa vignetta di qualche anno fa.
Ora, di fronte a questo insuccesso referendario, potrei prendermela
soltanto con quell’esercito d’indifferenti, menefreghisti e che il povero Dante
Alighieri avrebbe sicuramente relegato nel famigerato girone degli ignavi.
Tuttavia, non mi piacciono le analisi semplici e di comodo ed adoro,
invece, l’autocritica e l’autocoscienza.
Allora, venendo allo specifico, alla sostanza, alla ciccia dei cinque
quesiti referendari proposti sullo schede, e dopo qualche riflessione, mi vien
da pensare che, complessivamente, quei soggetti interessati alla questioni sul
tappeto non le hanno ritenute così importanti. Al netto di coloro che non
potevano esprimersi, penso ai migranti che, sprovvisti della cittadinanza non
hanno neanche il diritto di voto. O, ancora, dei tanti venuti da diverse parti
del mondo, sempre sprovvisti di cittadinanza e di voto, interessati alla
fattispecie della sicurezza nei cantieri e nelle fabbriche.
Per il resto ci sono quei tanti, in buona parte giovani di belle o cattive
speranze, che passa da un posto di lavoro all’altro con scarse garanzie e senza
articolo 18. Ma, evidentemente, tali questioni non sono considerate così
importanti e decisive. Mi è capitato, qualche giorno fa, di guardare su un
canale televisivo un dibattito referendario tra il segretario della CGIL
Maurizio Landini e l’ineffabile Matteo Renzi contrario all’abrogazione di
alcune delle norme oggetto dei quesiti Ecco, Renzi, con la sua efficace
oratoria da vero animale da palcoscenico, affermava che le questioni in gioco
non erano così sentite dai lavoratori interessati ed erano roba vecchia. Datata
2015, dieci anni fa. Forse aveva malinconicamente ragione. Certi diritti, ahimè
e ahinoi, non interessano più, non interessano, soprattutto, a chi non ne ha
mai goduto. E che pensa, magari, che non ci sia alternativa al lavoro sempre
più sfruttato e precario. E su questi bassi livelli di coscienza bisognerebbe
agire e lavorare. Altrimenti si continuerà a perdere con la beffarda e finta
consolazione che poteva andare peggio. Che, poi, magari piovesse! Alla
prossima.

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