UN MIRACOLATO
Ora il mondo, il pianeta, il globo terracqueo come direbbe la camerata
Meloni, sembra procedere velocemente, quasi a tappe forzate come direbbe
qualcuno assai bravo, verso la catastrofe.
Non bastava il genocidio di Gaza, il conflitto in Ucraina che dura, ormai,
da diverso tempo, le varie guerre sparse ovunque e che ricevono poco spazio nei
notiziari; Israele bombarda l’Iran uccidendo alcuni funzionari e cercando,
quindi e con la complicità dell’Occidente, in primis degli Stati Uniti, di far
cadere il famigerato governo degli ayatollah.
L’Iran risponde lanciando missili e minacciando i paesi, appunto
occidentali, che sostengono la causa del criminale Netanyahu e dei suoi sodali,
insomma e come in quella canzone trash di qualche anno fa, mi pare
s’intitolasse ‘La Fiera del Tufello’ parodia della più raffinata e meditabonda
‘La Fiera dell’est’ di Angelo Branduardi, è una Cambogia. Anche se, in questo
caso, la Cambogia non c’entra niente, la Cambogia la ricordiamo, soprattutto,
per quella storiaccia dei khmer rossi che volevano costruire un’umanità nuova
senza classi sociali. Con dubbie pratiche e risultati contraddittori.
Rispetto, invece, all’attuale situazione mondiale, senza volersi imbarcare
in sofisticate analisi geo politiche, men che meno con la volontà di accettare
soluzioni di comodo, tipo l’Iran non può avere il nucleare, quindi, deve essere
annientato, non posso che tentare un salutare rifugio nell’ironia. Certo, è
difficile fasse na risata con quello
che si vede e si sente, però, devo dire, che non posso rinunciare alla mia
proverbiale ironia quando penso che, in Italia, a gestire queste situazioni
così complesse, intricate e che, all’estremo, potrebbero mannacce tutti e tutte a gambe all’aria, c’è un ministro degli
esteri come Antonio Tajani da Ferentino, provincia di Frosinone.
Ora, devo dire che ogni volta che vedo questo Tajani tutto caruccio e
incravattato che commenta ai microfoni di qualche emittente una della tante
crisi mondiali, penso, senza offesa, ma questo qui è proprio un miracolato! Sì,
mi chiedo come faccia un tizio del genere che non dimostra alcuna particolare abilità
cognitiva a ricoprire incarichi così elevati e impegnativi. E dire che non è la
prima volta che il vecchio Tajani è chiamato alla direzione di qualche
importante organismo. Su Wikipedia c’è scritto tutto pure che è stato ufficiale
dell’Aeronautica e, devo dire, ce lo
avrei visto bene. In caserma a non fare un cazzo, a parlare con i suoi colleghi
delle prossime vacanze al mare o del suo amore calcistico, la Juventus.
Poi, invece, gli è presa questa fissa della politica e, pare, sia stato uno
dei fondatori di Forza Italia. Certo non ha mai tradito il povero Silvione e
non ha mai pensato di scavalcarlo o fargli le scarpe come, che ne so, fece
Gianfranco Fini. E questa è stata la sua fortuna. Fedele servitore del capo,
dopo aver tentato vanamente la scalata al Campidoglio, anno 2001, sconfitto da
Walterino Veltroni, si è buttato in Parlamento e, poi, a Bruxelles dove è
diventato prima Commissario e, quindi, presidente del Parlamento Europeo. Me cojoni!
In ultimo, dopo la scomparsa di Silvione ha preso le redini del partito ed
è diventato, appunto, ministro degli esteri. Chiamato a gestire una delle più complicate situazioni
mondiali dal secondo dopoguerra in poi. E quando lo vedo o lo sento parlare di
quel che succede in medio oriente piuttosto che nel Dombass, mi viene in
automatico la classica frase, guarda in
mano a chi stamo! Non resta che sorriderci
sopra, e pensare che, comunque, uno come Tajani che ha ricoperto tanti
importanti ruoli istituzionali, in fondo, da una speranza a tutti. Perché tutti
e tutte possiamo farcela! Daje! Alla prossima.

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