LE BACCANTI di Euripide
 

Euripide, uno dei massimi esponenti della tragedia greca, compose quest’opera poco prima di morire senza il tempo di riscuotere i dovuti e meritati elogi. D’altra parte, si sa, la gloria è spesso postuma e quelli che muoiono, poi, sono sempre tutti bravi. A parte qualche insulto dello spietato ma, talvolta, severo quanto giusto popolo degli haters da social.

Ora questa tragedia, ‘Le baccanti’, ci parla di Dioniso, Dio greco che a Roma fa Bacco, che si dice figlio oltre che della madre Semele niente poco di meno che del padre Zeus. Proprio lui!

Solo che il governatore di Tebe, un tale Penteo che è pure nipote di Semele e che, quindi, sarebbe il cugino di Dioniso, proprio non gli crede. Ma ti pare, pensa il nostro Penteo, che questo tizio è figlio di Zeus? E lo tratta come un millantatore, come un cazzaro seriale e, quando Dioniso arriva a Tebe sotto spoglie umane per rivendicare diritti e autorità lo fa cercare in ogni luogo. Intanto Dioniso ha già creato un bel caos con tutte le donne di Tebe ubriache che lo celebrano.

Penteo, a questo punto, fa beve Dioniso che, però, è un Dio mica uno scemo qualunque passato per il pianeta terra. Dunque, si libera con estrema facilità, e persuade proprio Penteo a travestirsi da donna per rendersi conto di persona di quel che stanno combinando le donne di Tebe già assurte al ruolo di Bacchidi.

Penteo è perplesso, pensa, ma che mi devo travestire da donna, magari gli saranno frullati in testa ragionamenti alla Vannacci, tipo ma mica posso passare per frocio davanti ai miei cittadini?

E, invece, cade nella trappola, assume sembianze femminee ma quando arriva davanti alle donne che venerano Dioniso viene ammazzato malamente con una tecnica che ricorda un po’ lo splatter di Tarantino Fatto a pezzi col contributo decisivo, addirittura della mamma che si chiama Agave con lo sconcerto e il dolore del nonno Cadmeo. Alla fine Penteo lascia un vuoto chissà quanto colmabile, mentre Agave e Cadmeo sono costretti all’esilio. Dunque, in finale come si diceva un tempo lungo strade di Università dove non ci si cimentava con la cultura classica, Dioniso trionfa e la morale alla fine è sempre quella; che alle Divinità dell’Olimpo come al cavaliere nero di Gigi Proietti nun je devi cacà er cazzo! Alla prossima lettura. 

 


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