KANT E LA GUERRA
Se penso a uno scenario di guerra, mi tornano in mente, comunque, immagini
mediate dalle pagine di un manuale di storia o dai servizi di qualche
telegiornale. Nel senso che io, fortunatamente, la guerra non l’ho mai vissuta.
Infatti, sono nato ben oltre la seconda guerra mondiale e lo stesso dopoguerra,
quello della ricostruzione e del cinema neo realista tanto per intendersi.
Certamente, da quando posseggo un minimo di coscienza so che le guerre si
fanno in tantissimi angoli di mondo e che la gente muore sparata o sotto i
bombardamenti.
Ma io, da buon occidentale non ho mai vissuto nel disagio di cercarmi di
corsa un rifugio anti atomico o di fare la fila per il pane o altri beni di
prima necessità presso qualche centro di distribuzione alimentare. Come fanno,
giusto per citare un esempio, i cittadini di Gaza che per mangiare rischiano,
quotidianamente, la vita. Dovendo scegliere se morire di fame o per effetti del
colpo di qualche cannonata sparata dal famigerato esercito israeliano.
Quindi, pensando alla guerra e oltre gli strazianti documenti che arrivano
ormai giornalmente dal medio oriente piuttosto che dall’Ucraina, mi rifugio in
analisi sociali e politiche più o meno sofisticate cercando di comprendere le
ragioni di tanti conflitti. Comunque di natura economica e commerciale. E
continuo, comunque, a chiedermi perché la storia, spesso accompagnata da guerre
cruente, non abbia insegnato nulla. Tanto che ancora, per citare una celebre
canzone a sfondo anti militarista, ancora suona il cannone. O, meglio, le bombe
gettate dagli aerei. Consapevole di conoscere la guerra solo per intelletto e
ragione e, fortunatamente, non per esperienza sensibile. Noumeni e non fenomeni
per dirla come quel vecchio saggio di Emmanuel Kant. Alla prossima.

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