KANT E LA GUERRA

Se penso a uno scenario di guerra, mi tornano in mente, comunque, immagini mediate dalle pagine di un manuale di storia o dai servizi di qualche telegiornale. Nel senso che io, fortunatamente, la guerra non l’ho mai vissuta. Infatti, sono nato ben oltre la seconda guerra mondiale e lo stesso dopoguerra, quello della ricostruzione e del cinema neo realista tanto per intendersi.

Certamente, da quando posseggo un minimo di coscienza so che le guerre si fanno in tantissimi angoli di mondo e che la gente muore sparata o sotto i bombardamenti.

Ma io, da buon occidentale non ho mai vissuto nel disagio di cercarmi di corsa un rifugio anti atomico o di fare la fila per il pane o altri beni di prima necessità presso qualche centro di distribuzione alimentare. Come fanno, giusto per citare un esempio, i cittadini di Gaza che per mangiare rischiano, quotidianamente, la vita. Dovendo scegliere se morire di fame o per effetti del colpo di qualche cannonata sparata dal famigerato esercito israeliano.

Mi sono imbarcato in tutta questo pastone un po’ retorico consapevole che, per quanto possiamo sensibilizzarci per ciò che  succede in qualche angolo di terra più sfortunato del nostro, per quanto, ecco, possiamo avere o prendere coscienza di quanto di terribile accada, non riusciremo mai a capire completamente cosa si provi a vivere una situazione assurda e crudele come quella di una guerra. Senza avere, ormai, neanche il racconto dei nonni che vissero, che ne so, nella Roma occupata dai tedeschi o che tornarono da qualche criminale impresa ordinata dal duce. Ricordo di uno zio che raccontava della missione italiana in Unione Sovietica, con soldati mal equipaggiati e a piedi scalzi.

Quindi, pensando alla guerra e oltre gli strazianti documenti che arrivano ormai giornalmente dal medio oriente piuttosto che dall’Ucraina, mi rifugio in analisi sociali e politiche più o meno sofisticate cercando di comprendere le ragioni di tanti conflitti. Comunque di natura economica e commerciale. E continuo, comunque, a chiedermi perché la storia, spesso accompagnata da guerre cruente, non abbia insegnato nulla. Tanto che ancora, per citare una celebre canzone a sfondo anti militarista, ancora suona il cannone. O, meglio, le bombe gettate dagli aerei. Consapevole di conoscere la guerra solo per intelletto e ragione e, fortunatamente, non per esperienza sensibile. Noumeni e non fenomeni per dirla come quel vecchio saggio di Emmanuel Kant. Alla prossima.

Commenti

Post popolari in questo blog